Sommario:1. La veritˆ. 2. La
biografia. 3. Il dialogo. Summary Quale possa essere il ÒrisultatoÓ – unico e ben
definito – di una riflessione giuridica ed ecclesiale su discernere e scegliere svoltasi alla
luce dellÕEpistemologia filosofica e scientifica, della Filosofia, del Diritto
matrimoniale e processuale canonico, della Psicologia, passando anche
attraverso la Sacra Scrittura, non risulta agevole a dirsi, soprattutto a chi
pretendesse – come spesso accade – di risolvere lÕintera
questione in modo netto, come attraverso un ÒdecretumÓ (= decerno, is):
ÇvistoÉ consideratoÉ si stabilisceÈ. Non di meno: percorsi di studio e riflessione di questÕampiezza
incidono molto maggiormente sulla forma
mentis che non sul suo ÒcontenutoÓ ponendo in risalto, ancora una volta, la
natura prevalentemente metodologica
(e pi� profondamente epistemologica) del lavoro che si attua da quasi un
decennio attraverso le Giornate canonistiche interdisciplinari per aiutare il
canonista a cogliere, con sempre maggior efficacia, lÕirriducibile complessitˆ
delle vicende e questioni che la Chiesa cattolica, fin dai primi secoli, ha
iniziato a trattare ÒgiuridicamenteÓÉ avendo ritenuto lo Òstrumento giuridicoÓ il pi� adatto a prendere decisioni
(= Decreti, Sentenze, ecc.) che coinvolgano allo stesso tempo la veritˆ delle cose e dei fatti, la dignitˆ delle persone e lÕeternitˆ dellÕorizzonte salvifico in cui
essa opera. Una condotta che � stata interpretata come una espressa Òscelta per
il DirittoÓ, quasi si sia trattato di una scelta di ÒvaloreÓ, mentre pi�
plausibilmente lÕadozione ecclesiale del modo
giuridico di operare ha semplicemente significato lÕassunzione della
modalitˆ funzionale umanamente pi� stabile e sostenibile nel tempo
(= istituzionalizzazione) a servizio della missione divina, ma senza coinvolgere direttamente la ÒdivinitˆÓ
come tale, diversamente dallÕesperienza ebraica imperniata sullÕattivitˆ
normativa di Mos� (presentato a pi� riprese e percepito come) agente per conto
di Dio. Giuridicitˆ e complessitˆ appaiono cos“,
rispettivamente, lÕeffetto e la causa del sorgere e strutturarsi di molte
dinamiche ecclesiali, al punto che proprio in termini di ÒcomplessitˆÓ sembrano
doversi acquisire gli elementi chiave emersi dalla riflessione intrapresa a pi�
voci. Complessitˆ nel senso tecnico
attribuito al termine in ambito epistemologico per indicare lÕirriducibile molteplicitˆ sia degli oggetti che delle loro relazioni: unÕirriducibile molteplicitˆ che riguarda non solo gli oggetti di studio della Fisica ma anche ogni
singola persona e ogni aggregazione in cui essa vive, Chiesa
non esclusa. In questa prospettiva, veritˆ,
biografia, dialogo, appaiono le tre ÒdimensioniÓ di sviluppo di tale
complessitˆ in chiave canonistica: dimensioni capaci di offrire come lÕaltezza,
la lunghezza e la larghezza necessarie a Òdare corpoÓ ad ogni singola situazione
esistenziale, soprattutto quando il vivere – anche pi� intimo, come
sono gli affetti e la spiritualitˆ – richiede fatiche e presenta
difficoltˆ cui non si era preparati, o non si � in grado di far fronte soltanto
con risorse individualiÉ come accade anche nelle c.d. crisi vocazionali,
matrimoniali in primis. 1. La veritˆ Il primo passo per dare consistenza allÕattivitˆ del discernere � di carattere
epistemologico, riguarda, cio�, la possibilitˆ stessa di percepire e conoscere la
realtˆ, soprattutto nel suo porre
problemi alle persone e nellÕesigere da esse una soluzione che, per essere
efficace, tenga conto sia delle circostanze materiali che delle persone
coinvolte. Senza entrare qui nelle spinose questioni connesse al Realismo
filosofico e scientifico � per˜ necessario riconoscere ed accettare
– oggi – lÕirriducibile bi-polaritˆ e co-esistenza di cose e persone. Ogni rinuncia a questa complessitˆ � distruttiva poichŽ:
a) trascurando la realtˆ (= il datum)
la persona, in quanto ÒdataÓ a se stessa prima di potersi ÒvolereÓ e
ÒscegliereÓ, sparisce; b) trascurando la persona, la realtˆ si riduce a soli
ÒflussiÓ – pi� o meno veloci – di onde, particelle,
molecoleÉ Oltre la volontˆ individuale, infatti, esiste ÒqualcosaÓ sia nel
tempo (prima, ora, dopo) sia nello spazio (qui, altrove) che ÒcondizionaÓ
(= dice con) la persona e che, non solo non pu˜ essere negato, ma deve
essere preso in attenta e profonda considerazione e fatto oggetto di
conoscenza, relazione ed intervento, affinchŽ la persona possa continuare ad esser data (= esistenza) e a darsi (= relazione). é questo il campo della veritˆ:
il campo [a] del rapporto con ci˜ che sta Òlˆ fuoriÓ, ma anche [b] di ci˜ a cui
Òsi sta dentroÓ, oltre che [c] quello delle condotte poste in essere: i ÒfattiÓ
generati dallÕazione umana i quali, in quanto esistenti, sono sempre ÒveriÓ.
Una veritˆ, tuttavia, che ha bisogno di essere ri-scoperta e ri-definita nel
suo essere e nel suo esser-ci. Una veritˆ stabile (per quanto riguarda lÕessere) e dinamica (per quanto riguarda
la conoscenza) insieme: come la
bilancia che – solo – ÒmuovendosiÓ permette di riconoscere il Ògiusto pesoÓ delle cose.
Questo, per˜, � il discernere che
porta a scegliere con avvedutezzaÉ
per non legare, da sprovveduti, la propria vita a ci˜ che le sarebbe
sproporzionato e, quindi, irrealizzabile. Ed � proprio sulla ÒbilanciaÓ della
veritˆ (pi� che della ÒgiustiziaÓ) che si gioca ogni ÒgiudizioÓ: da quello
personale del nubente (= discrezione di giudizio) a quello istituzionale
del Tribunale (= certezza morale); un giudizio che � sempre
– deve sempre essere – discernimento, soppesamento,
valutazione di elementi e fattori spesso radicalmente diversi sia in se stessi
che da persona a persona. Proprio la bilancia,
dÕaltra parte, sembra offrire un paradigma utile alla ri-scoperta e
ri-definizione della veritˆ quale
ÒfulcroÓ di molte attivitˆ umane, Diritto non escluso. Troppo a lungo, infatti,
tale veritˆ � stata concepita come un ÒcalibroÓ: strumento meccanico di precisione,
caratterizzato dalla rigidissima ÒfissitˆÓ e dallÕesito inappellabile
(= ÒpassaÓ o Ònon passaÓ). Una ÒcosaÓ con cui si commisurano altre ÒcoseÓÉ
un approccio mono-dimensionale con
cui si commisurano singole dimensioni: una alla volta. Strumento semplice, per verifiche sempliciÉ adatto ai manufatti di metallo
ma non alla vita umana. La bilancia al contrario, pur non meno precisa, � uno
strumento complesso per gestire misure
complesseÉ per esprimere un ÒquantumÓ
anzichŽ un ÒanÓ, basate sulla co-relazione
tra i due ÒpiattiÓ e non sullo scarto di ci˜ che � difforme. I ÒpesiÓ sulla
bilancia si possono aggiungere o togliere, il calibro non si pu˜ limareÉ per
quanto anche i ÒpesiÓ della bilancia devono essere ÒcertificatiÓ, come i
calibri, per garantirne lÕoggettivitˆ: la rispondenza al ÒveroÓ. La bilancia, per˜, funziona in modo ÒdialogicoÓ, per
approssimazioni successive, permettendo alla misurazione di essere effettuata
anche in un certo lasso di tempo, incrementaleÉ poco alla volta (aggiungendo o
togliendo pesi). Sulla bilancia, poi, si possono porre le cose pi� diverse,
indipendentemente (servatis servandis
– sic!) dalla dimensione o consistenza (solide o liquideÉ anche i gas
si possono pesare); cosa non possibile col calibro. In tutto ci˜ la bilancia
non ÒrelativizzaÓ ma ÒrelazionaÓ: instaura, tutela e gestisce un vero e proprio
sistema di riferimentoÉ veri e propri
ÒvaloriÓ, rendendo evidente che eventuali problematicitˆ valutative non
dipendono necessariamente dalla ÒrelazioneÓ in sŽ e per sŽ (= il
funzionamento della bilancia) ma anche dalla qualitˆ delle ÒmisureÓ utilizzate
(= i valori). In questa prospettiva (a scanso di fraintendimenti
ÒrelativisticiÓ) giova sottolineare che il riferimento alla operativitˆ
ÒrelazionaleÓ della bilancia va compreso esclusivamente
in senso epistemico, in riferimento
cio� alla conoscenza – univoca per quanto dialogica –
della realtˆ, mentre non devÕessere inteso in chiave giudiziale. In tal modo si
escludono interpretazioni in termini di Òbilanciamento di interessiÓ o
ÒmediazioneÓ o altre forme di ÒaccordoÓ o ÒcompromessoÓ pattizio tipici della visione, soprattutto anglosassone, del
combattimento processuale o Òadversary
system of litigationÓ. Una prospettiva (la bilancia) che riguarda il conoscere come tale e che, dal punto di
vista canonico, vale anche a livello processuale poichŽ oggetto dellÕinvestigazione giudiziale � – e rimane
sempre – innanzitutto la veritˆ
dei fatti, poichŽ da essi derivano le conseguenze che la Sentenza andrˆ a
fissare e sancire tra le parti. Ne risulta una concezione della veritˆ che assomiglia sempre meno
ad una ÒsostanzaÓ e sempre pi� ad una ÒrelazioneÓ, in conformitˆ anche coi
paradigmi epistemologici della Scienza del secolo scorso che ha riconosciuto la
Ònon-accidentalitˆÓ delle relazioni tra i diversi ÒelementiÓ che costituiscono
la realtˆ, sia che si tratti dei Òcampi elettromagneticiÓ, che della
Ògravitazione universaleÓ. Tanto pi� che la maggioranza delle conoscenze
scientifiche su cui si basa il vero e proprio ÒfunzionamentoÓ di tutta la
tecnologia che ha ÒrealmenteÓ rimodellato lÕintera vita umana vanno ascritte
allÕambito delle ÒrelazioniÓ ed ÒinterazioniÓ, ben prima che a quello dei
ÒcorpiÓ e delle ÒmasseÓ in esse coinvolte. Non � pi� sostenibile
– oggi – una ÒinferioritˆÓ ontologica delle relationes rispetto alle substanti¾, nŽ la qualificazione di accidentalitˆ e innecessarietˆ delle relazioni rispetto alle res che – uniche – costituirebbero la realtˆ
come tale. Il nuovo paradigma
veritativo permette cos“ dÕintegrare a pieno titolo – nel
ÒsoppesareÓ la realtˆ – anche il tempo:
quella specifica componente del reale che trasforma lÕagire umano (e quello soltanto!) in storia, fissando non solo nella conoscenza ma anche nella realtˆ
stessa il risultato delle scelte – pi� o meno libere e
consapevoli – di ciascuna persona. é, infatti, nel susseguirsi
cronologico – correlato ma (ontologicamente)
innecessario – di azioni umane, individuali e collettive, che hanno
preso consistenza e sono divenute ÒrealtˆÓ incontrovertibili non solo i Regni e
gli Imperi, le distruzioni e le conquiste belliche, ma anche le vite di ogni
uomo e donna vissuti sulla terra, cos“ come pure Sacramenti e Sacramentali
(Matrimonio, Ordine, Professione religiosa). Proprio il tempo e la storia, tuttavia, costituivano una delle
maggiori difficoltˆ che il sistema scolastico (o ÒclassicoÓ che dir si voglia)
incontrava nella gestione del proprio concetto di ÒveritˆÓ come Òsemper idem esseÓ, pi� proprio di una
ÒipostasiÓ (= calibro) che di una Òrelatio/ad¾quatioÓ
(= bilancia) tra mondo epistemico personale e realtˆ ÒesternaÓ (la
splendida: Òad¾quatio rei et intellectusÓ
messa in crisi da una certa Modernitˆ). La storicitˆ per˜ (che
non � casualitˆ cieca – caos) se, quando
e quanto considerata, rende ben pi�
ricca e completa la veritˆ stessa
delle res e, molto maggiormente,
delle person¾ e delle loro relazioni
pi� intime; tanto pi� quando si tratta delle ÒscelteÓ della loro vita: quelle
scelte che possono ÒpermanereÓ ed accrescersi solo se adeguatamente fondate
nellÕidentitˆ (= id est) – sempre
storica – delle persone stesse. 2. La biografia Il fatto che la storia, pur col suo fluire, non ponga veri
problemi nŽ allÕesistenza della
veritˆ nŽ alla sua effettiva raggiungibilitˆ
e fruizione ma, anzi, partecipi a suo modo alla veritˆ stessa, rende
espressamente necessario applicare
– finalmente – tale acquisizione alle vicende che
maggiormente nella vita ecclesiale pongono questioni di discernimento e scelta
proprio a livello ÒstoricoÓ, coinvolgendo derivatamente quello veritativo: le vicende vocazionali riconducibili a
Matrimonio, Ordine, Professione religiosa. Sono questi, dÕaltra parte,
specifici ambiti di vita ecclesiale in cui si concentrano le maggiori
problematicitˆ in tema di discernimento
e scelta, in ragione prima di tutto
del loro delinearsi in campo giuridico come presupposti dello status canonico della maggioranza
assoluta dei fedeli (sposati, ordinati, professi). Su un livello
qualitativamente inferiore, per quanto numericamente molto considerevole, si
pongono inoltre le svariate tematiche connesse al governo ecclesiale in cui,
ancora, � necessario discernere e scegliere sia da parte dalle c.d.
Autoritˆ, sia da parte dei destinatari dei loro Provvedimenti: discernere e
scegliere se, cosa, come, perchŽ, quando, quanto, operare
in vista o in ragione della realizzazione della comune missione ecclesiale. Il cambio del paradigma veritativo, da quello ÒeternoÓ a quello
ÒstoricoÓ (v. supra), muta
radicalmente non solo gli ÒorizzontiÓ, o le – pi�
semplici – ÒcircostanzeÓ al cui interno collocare e leggere le
ÒscelteÓ personali, ma cambia in modo costitutivo lÕintero sistema di
percezione e di rappresentazione della realtˆ, soprattutto esistenziale, propria della persona. Il cambio � tanto radicale quanto si darebbe nel passare
dallÕutilizzo del solo ÒtattoÓ a quello anche della ÒvistaÓ, cui aggiungere in
seguito lÕÒuditoÓÉ Per ogni ÒsensazioneÓ (= risultato della percezione sensoriale) che si aggiunge, la percezione globale della realtˆ viene
ÒintegrataÓ divenendo sempre pi� complessa ma anche
– finalmente – pi� ÒrealisticaÓ e, pertanto,
veritativamente connotata. LÕaggiungere percezione
a percezione attraverso lÕampliamento degli elementi rilevabili e
sintetizzabili (= tatto, vista, udito) muta
la ÒrappresentazioneÓ della realtˆ (= lÕintellectus scolastico) pur senza
cambiarla nella sua sostanza costitutiva (= la res degli scolastici). Un abbraccio al buio, un abbraccio
guardandosi in volto, un abbraccio dicendosi qualcosaÉ non mutano la loro
identitˆ (= natura) di ÒabbraccioÓ ma non costituiscono lo stesso ÒeventoÓ esistenziale e
personale; a qualcuno che non si vede si pu˜ anche finire tra le braccia dopo
aver inciampato al buio, ma non sarebbe un abbraccio. La vista e lÕudito, poi,
ÒestendonoÓ – nel senso pi� proprio del termine – le
possibilitˆ di percepire (e descrivere/rappresentare) la realtˆ: si pu˜ vedere
anche ci˜ che non si tocca (col
tele-visore)É si pu˜ udire anche ci˜ che non
si vede (col tele-fono)É In tal modo gli elementi che entrano in gioco – e le
connesse questioni che ne derivano – diventano irrinunciabilmente
ÒstoriciÓ e ÒpersonaliÓ ma senza scadere
nel Relativismo nŽ nel Soggettivismo, offrendo un accesso veritativo
costitutivo per tutto ci˜ che riguarda e coinvolge le persone ed il loro
vivere. Ci˜, per di pi�, non in conseguenza di mere ÒsensibilitˆÓ individuali
di questo o quellÕaltro Giudice o Superiore ecclesiale, ma per motivi che
attengono alla stessa dimensione
epistemologica e, ultimamente, metafisica, quanto meno della conoscenza
umana. Ne deriva fondatamente, per la vita ecclesiale, la possibilitˆ
– o forse anche la necessitˆ – di un sostanziale cambio degli stessi ÒoggettiÓ di
discernimento e scelta (e derivatamente di Giudizio e Provvedimento): non pi�
ÒcoseÓ (= res) ma Òcondotte
personaliÓÉ non pi� i Sacramenti (o
Sacramentali) ma le persone che li
celebrano (o li hanno celebrati). La res
divina/sacra, dÕaltra parte, risponde a presupposti, logiche e
funzionalitˆ, assolutamente a-temporali e – molto
spesso – a-valutativi: quando, infatti, la ÒresÓ diviene ÒsacraÓ
finisce per essere (ritenuta – sic)
sottratta alla realtˆ spazio-temporale (= storica) e trasferita nella
ÒdimensioneÓ della Òveritas reiÓ
(= lÕeternitˆ); ci˜ che non pu˜ accadere per alcun atto umano, neppure ÒpersonalissimoÓ. Si pensi, in merito, al
linguaggio (ma in realtˆ alle categorie sottese) normalmente utilizzato in
ambito canonico, del Matrimonio Òin fieriÓ
oppure Òin facto esseÓ in cui,
chiaramente, la celebrazione sacramentale
introduce una vera frattura/mutazione ontologica riguardo alla ÒresÓ (= il Matrimonio stesso) ma
non riguardo alle persone degli sposiÉ nŽ alla ÒqualitˆÓ psicologica o
esistenziale della loro relazione. E
che dire della volontˆ? Ampliando la prospettiva allÕambito teologico
– irrinunciabile per il canonista – si dovrebbe
ulteriormente riconoscere che, non di meno, un tal modo di presentare le cose non corrisponde neppure alla Òsuprema LexÓ dellÕIncarnazione in cui
Dio stesso, in Cristo, si � spogliato della propria divinitˆ (= kenosi – cfr. Fil 2,6-7), divenendo carne (cfr. Gv 1,14) per redimere allÕinterno
della storia lÕumanitˆ decaduta. In Cristo, infatti, la vita umana non
viene ÒestrattaÓ (= tolta) dalla
storia ma ÒprolungataÓ oltre la
storia stessa ed inserita in una ulterioritˆ
che nulla nega alla storicitˆ dellÕumanoÉ sofferenza e morte, non escluse.
Questa, non di meno, � anche la logica e
dinamica sacramentale! LÕirrompere della dimensione storico-veritativa, insieme al cambio
dellÕobiectum veritatis
– che non smette di essere Òla realtˆÓ – sul quale
discernere e scegliere, impongono una modalitˆ del tutto nuova di porre le questioni e di porsi nelle questioni che riguardano
– canonicamente – le persone ed il loro scegliere: una
modalitˆ che non pu˜ pi� prescindere dallÕidentitˆ
complessa delle persone stesse; una modalitˆ che deve integrare il
ÒdivenireÓ delle persone: la loro biografia.
é questa, probabilmente, la miglior confluenza tra veritˆ, storia e persona: il punto dÕincontro ed
unificazione oltre il quale – ma anche senza del quale –
non risulta possibile non solo ÒdireÓ ma neppure ÒindividuareÓ alcuno. DÕaltra
parte: quando, come nel Matrimonio, Ordine, Professione religiosa o nel
Processo, non si hanno davanti Òesseri umaniÓ (o Òenti umaniÓ – sic) o ÒindividuiÓ generici ed
indistinti ma ÒquellaÓ specifica persona (= Giovanni, Carla...) non
restano reali alternative al considerarla ÒinÓ e ÒperÓ ci˜ che essa � diventata vivendo. Almeno di fatto, non esiste alternativa al considerare identitˆ e biografia come saldamente correlate e non adeguatamente
disgiungibili: una connessione che, per quanto non ÒmeccanicaÓ (nŽ, forse,
ontologicamente necessaria e biunivoca), risulta comunque insuperabile poichŽ �
il vissuto che struttura lo ÒstratoÓ
non meramente biologico della persona e rende ciascuno unico e irripetibileÉ
questo, per˜, � ci˜ che costituisce lÕidentitˆ
personale in senso proprio. Nella stessa linea si � mossa anche la consapevolezza
clinico-scientifica dellÕultimo cinquantennio nel suo progressivo allontanarsi
dagli approcci ÒtipologiciÓ, maggiormente interessati ad eventuali ÒanomalieÓ o
ÒdisturbiÓ (inizialmente solo organici), verso approcci ÒidiosincraticiÓ,
interessati al ÒfunzionamentoÓ di ciascuna persona e, pertanto, alla sua identitˆ. Lo dimostra la stessa
ÒevoluzioneÓ del DSM che, pur non
rinunciando allÕormai consolidato approccio nosografico, ha per˜ legittimato
nella sua quinta edizione anche il nuovo paradigma orientato alla delineazione
della ÒpersonalitˆÓ individuale: ci˜ che conferma, ulteriormente,
lÕirrinunciabilitˆ degli approcci psicodinamici,
dal PDM, al modello di Rulla-Imoda
nella prospettiva delle Òtre dimensioniÓ che riconoscono valore ed interazioni
efficaci anche alla dimensione (ed esperienza) spirituale di ciascuno. Non � un
caso che sempre pi� lÕattivitˆ peritale faccia riferimento alla biografia,
insieme ad eventuali test, per
delineare e gestire i Òtratti di personalitˆÓ, pi� che eventuali patologie. Il passo, soprattutto per i Giudici (ma in realtˆ anche per tutti
coloro che esercitano qualche forma di governo o autoritˆ nella Chiesa) pu˜
risultare perfino traumatico, dovendo spostare lÕattenzione dallÕassoluto della Legge e del suo
– eventuale – ÒoggettoÓ (sempre Òut in pluribusÓ) al relativo
della biografia personale in cui e da cui ciascuno risulta completamente
diverso da ciascun altro (sempre Òut in
singuloÓ), soprattutto nella formazione delle sue categorie cognitive,
interpretative, espressive ed esistenziali: tutto ci˜ che entra in gioco nel discernere e scegliere individuale; tutto ci˜ che dˆ consistenza allÕagito (= fatto, compiuto,
realizzato) personale e che finisce per costituire il presupposto stesso di
qualunque ÒsceltaÓ possa venire concretamente operata da ciascuna singola
persona. 3. Il dialogo Il paradigma della bilancia giˆ proposto in riferimento alla
conoscenza della veritˆ (e non alla
veritˆ come tale), trova un possibile ed efficace utilizzo anche a riguardo del
dialogo come sua specifica modalitˆ
attuativa. La bilancia infatti, nella sua azione ponderativa, permette non solo
di determinare ÒvaloriÓ assoluti (= il peso) ma anche relativi (= il maggior peso) tra oggetti diversi. é
questa la dinamica dialogica in cui i diversi apporti interagiscono
reciprocamente mettendo in risalto le reciproche portate, permettendo cos“ di
valutare che cosa sia meritevole di attenzione e precedenza o prevalenza, almeno operativa. AllÕinterno di un irrinunciabile paradigma realistico-veritativo,
il dialogo diventa allora lo strumento pi� plausibile di ricerca della veritˆ circa le persone ed il loro
operare. Una veritˆ non soggettiva nŽ contingente ma ÒstoricaÓ, cos“ come le
persone di cui si tratta; una veritˆ che � divenuta e continua a divenire insieme con le persone, attraverso la biografia di ognuno. Fuor da ogni
disincarnata teoresi va infatti riconosciuto che, quando si tratta della vita
– e ancor pi� delle scelte di vita – delle persone, non
pu˜ neppure ÒesistereÓ altra veritˆ
che quella ÒpersonaleÓ, quella cio� che ha la persona quale proprio fulcro,
protagonista e ÒtestimoneÓ. I meri ÒfattiÓ (o le semplici ÒcondotteÓ), al
contrario, rimangono spesso del tutto insufficienti ad esprimere il quid dellÕactus individuale, nonostante la Norma canonica attribuisca loro,
presuntivamente, valore ÒcostitutivoÓ. La questione non risulta per˜ meramente circostanziale ma � sia ontologica che epistemica: ci˜ che lÕuomo fa, ÒesisteÓ solo perchŽ lÕuomo lo ha
fatto ed � percepibile e comprensibile solo dallÕuomo come tale.
Detto in altri termini: la Fisica, la Chimica, la BiologiaÉ hanno prima di sŽ e
fuori da sŽ i propri Òoggetti realiÓ (e non solo logici) di indagine e
conoscenza, oggetti che permarranno immutati dopo lÕintervento cognitivo umano
e che giammai dipenderanno dallÕuomo nel loro esserci e funzionare; oggetti la
cui ÒpercezioneÓ � sempre pi� demandata a strumenti non-umani: le macchine, che
analizzano la realtˆ loro sottoposta restituendone referti e tabulati. Nessuna
condotta o azione umana esiste, invece, allo stesso modo, nŽ � conoscibile in
tal modo. Ci˜ che lÕuomo fa non ÒesisteÓ in sŽ e per sŽ – come in
natura – ma solo secondo la sua (spesso solo eventuale) intenzionalitˆ e pu˜ essere ÒpercepitoÓ
(che non significa necessariamente anche ÒdocumentatoÓ) solo dallÕuomo come
tale e dalla sua capacitˆ interpretativa, valutativa, decisionale. LÕuomo per˜ � fallace sia a livello cognitivo (= non osserva,
dimentica) che – spesso anche – morale
(= strumentalizza, mente): una fallacia che non permette di ÒaffidareÓ ad
un unico Òpunto di vistaÓ la conoscenza della realtˆ – e quindi la
veritˆ connessa – esponendola al rischio ÒdoxasticoÓ, oltre che
allÕinteresse di parte. Di qui la possibilitˆ e necessitˆ del confronto dialogico (o del contraddittorio) esattamente come
strumento percettivo ed epistemico
capace, di per sŽ, di superare buona parte dei rischi e delle fallacie che
possono pregiudicare la veritas rei
di quanto riguarda lÕagito personale.
Ci˜ a maggior ragione per il fatto che le stesse Scienze naturali fondano buona
parte della loro ÒcertezzaÓ proprio sul dialogo
(fino allo scontro) tra gli scienziati: leggi e Teorie scientifiche, infatti,
sono considerate tali solo in conseguenza della loro ÒcondivisioneÓ allÕinterno
del mondo scientifico di riferimento, al punto che nella Scienza contemporanea
non esiste lo scienziato solitario ma la comunitˆ
scientificaÉ si dovrebbe dire ÒepistemicaÓ. Non di meno: ormai da decenni
nessuno scienziato lavora pi� da solo ma sempre allÕinterno di equipe o team che insieme – quindi dialogicamente – portano avanti i vari progetti di
ricerca.