1. Una problematica urgente. 2. Una prospettiva strutturale. 3. Qualche fattispecie di cronaca. 4. Concludendo
1. Una problematica urgente
Una problematica ormai, purtroppo, ricorrente negli ultimi decenni che sta creando gravi problemi a molti Enti canonici di livello ÒsuperioreÓ quali sono Diocesi e, pi� in specifico, Istituti religiosi (ed assimilabili sotto il profilo funzionale) � quella che riguarda lÕefficace e corretto esercizio della necessaria vigilanza canonica sugli Economi, gli Amministratori e i Rappresentati e, in genere, tutti coloro che possiedono Legittimazione diretta (= a Iure), Deleghe o Procure (= ad personam) per operare economicamente (e contrattualmente) in nome e per conto di qualche Ente canonico (= Economi diocesani, Economi religiosi, figure equivalenti allÕinterno di Fondazioni, Istituti, Fondi, ecc.), soprattutto come ÒGestoriÓ di attivitˆ considerate commerciali, o comunque fiscalmente rilevanti, dal Diritto dei Paesi in cui esse si svolgono.
In effetti la vigilanza canonica in tale ambito si sta dimostrando sempre pi� complessa ed articolata fino a presentarsi spesso come quasi irrealizzabile – almeno di fatto – a causa dellÕestrema tecnicitˆ formale che la materia amministrativo-gestionale ha assunto: una tecnicitˆ che spesso impedisce ai Superiori di poter intervenire sia con immediatezza, sia con efficacia, sia con definitivitˆ, nel rilevare eventuali scorrettezze oppure anche veri e propri abusi o malversazioni da parte dei soggetti in questione. Per questo proprio nella prospettiva della vigilanza (ispettiva e repressiva) � necessario adottare specifiche attenzioni e, soprattutto, cautele, evitando fin dai primi momenti di considerare – e formalizzare – le cose sotto il solo aspetto contabile, come accade invece nella maggioranza dei casi, soprattutto per la comprensibile (e giustificata) inadeguatezza tecnica di buona parte delle Autoritˆ ecclesiali in tali campi.
Va infatti considerato che nelle problematiche riscontrabili in materia gestionale devÕessere operata anzitutto la netta distinzione tra [a] scorrettezze e [b] infedeltˆ: colpose, spesso, le prime, dolose, quasi sempre, le seconde; accidentali le une, intenzionali le altre. Il problema nel contesto clericale (come anche religioso) si pone soprattutto per il fatto che si tratta sostanzialmente di ÒUfficiÓ ecclesiastici o di ÒserviziÓ religiosi a cui si viene chiamati pi� per obbedienza che per effettive capacitˆ tecniche: ci˜ che spesso dˆ ragione delle problematiche connesse alle scorrettezze che, in effetti, costituiscono la maggioranza delle problematiche in oggetto. Radicalmente diverso appare, invece, il problema delle infedeltˆ.
A questa prima distinzione strutturale tra le tipologie problematiche se ne deve affiancare immediatamente una seconda – in parte complementare – riguardante gli ambiti [1] contabile oppure [2] politico, afferenti a due ÒoggettiÓ diversi di operativitˆ e di operati: in relazione al ÒcomeÓ (= il contabile), oppure in relazione al Òche cosaÓ (= il politico). Due ambiti di portata radicalmente diversa tra loro ed a cui occorre far fronte in modo del tutto appropriato, per non subire, oltre il danno economico/patrimoniale, anche la beffa istituzionale, nel caso in cui si sia intervenuti disciplinarmente in modo errato, utilizzando cio� Provvedimenti inadatti o mal formulati e, soprattutto, affermando circa lÕoperato altrui ÒfattiÓ non esistenti o non pienamente veriÉ almeno dal punto di vista formale; ci˜ che pone lÕAutoritˆ competente nella grave condizione di non poter concretamente operare, quando non anche in posizione giuridica di palese inferioritˆ, pure dal punto di vista canonico: costretta a difendersi dalle ritorsioni tecnico-formali di chi, invece, dovrebbe oggettivamente trovarsi nella condizione di destinatario di doverosi Provvedimenti disciplinari. DÕaltra parte: quando lÕAutoritˆ (di vigilanza) comincia a ÒscrivereÓ prende immediatamente corpo una dimensione della vita giuridica – soprattutto canonica – che in gran parte scorrerˆ poi parallela alla Òrealtˆ realeÓ, oggettivandosi soltanto nei documenti scritti attraverso cui verranno costruiti Procedimenti e Procedure (di pertinenza del Diritto amministrativo), fino agli esiti – spesso formalistici – pi� imprevedibili.
Di qui lÕutilitˆ – si spera – delle considerazioni e note che seguono, in un ambito pressochŽ vergine per la dottrina canonica.
- Si pu˜ parlare di scorrettezza contabile per ci˜ che riguarda fondamentalmente: 1) la tenuta dei conti, 2) la corrispondenza tra scritture contabili e loro giustificazione documentale, 3) la correttezza formale dei Bilanci, 4) la reale presenza sui conti correnti bancari (ed assimilabili) delle somme esposte in contabilitˆ e Bilancio. LÕestrema tecnicitˆ della materia la rende ostica alla maggior parte degli Amministratori in senso stretto (= coloro che decidono cosa fare e cosa no nella vita economica degli Enti) ed ancora maggiormente ai Rappresentanti, soprattutto quelli ÒlegaliÓ che svolgono tale funzione non per attribuzione diretta (in base, cio�, a specifiche competenze anche tecniche) ma poichŽ giˆ titolari di altro Ufficio (= Vescovi, Parroci, Superiori religiosi, ecc.). In questa prospettiva, salvo casi di particolare evidenza, soprattutto finanziaria, in cui palesemente manchino dai conti correnti (e simili) ingenti somme di denaro, nel qual caso occorre ragionare in termini di Òappropriazione indebitaÓ ed altri Reati espressamente patrimoniali, lÕinfedeltˆ o la malversazione sono difficilmente individuabili e – pi� ancora – comprovabili a carico dei soggetti in questione. Va, anzi, segnalato che nei casi di maggiore infedeltˆ – proprio in ragione della natura dolosa della condotta – sarˆ spesso improbabile trovarne veri riscontri tecnici dal punto di vista contabile. La Scienza ragioneristica, infatti, esige che Òogni cosa sia registrata al proprio postoÓ secondo il Piano dei conti e, pertanto, nella struttura del corrispondente Bilancio; tale Scienza, tuttavia, se pure in grado di evidenziare ÒsquilibriÓ o altre ÒanomalieÓ quantitative, non � per˜ in grado dÕindicare Òche cosaÓ possa o debba essere realizzato a livello di attivitˆ concrete, nŽ le loro ÒmodalitˆÓ di realizzazione (p.es.: intraprendere o no un restauro o acquistare/vendere un immobile).
Contrariamente, forse, alla comune percezione: non si pu˜ trascurare come questÕambito costituisca soltanto una parte (e spesso non la pi� importante) di quanto ricade sotto lo spettro della ÒgestioneÓ in senso proprio. Ad esso, infatti, di solito sfuggono sia la frode, che la corruzione, che lÕindebito arricchimento, che il peculato, cos“ come il conflitto dÕinteressi, lo sviamento, lÕincompetenza gestionale, ecc.: elementi tutti non facilmente riscontrabili a livello contabile poichŽ la manifestazione economica diretta delle suddette condotte � spesso assente. Non paradossalmente: un Gestore infedele potrebbe riuscire addirittura a farsi ÒcertificareÓ giuridicamente la correttezza della propria attivitˆÉ soltanto quella contabile, tuttavia!
- Si deve parlare, invece, dÕinfedeltˆ politica in riferimento alle condotte contrattuali, gestionali, economiche, lavorative, giuridiche, che non corrispondono allÕintenzionalitˆ o volontˆ degli Amministratori o, comunque, dei reali decidenti dellÕattivitˆ dellÕEnte canonico: di fatto tutto ci˜ che non compare in contabilitˆ, nŽ viene documentato tecnicamente in connessione con essa, ma la genera o ne � generato. é questo lÕambito pi� immediatamente visibile dallÕesterno dellÕattivitˆ gestionale e contabile: quello che in molti – a partire dai c.d. Superiori – vedono e sul quale sÕinterrogano e che, molto probabilmente, dˆ anche lÕavvio ai controlli ed ai Procedimenti disciplinari. Si tratta, esemplificativamente: delle decisioni di comprare o vendere, oppure di proseguire o interrompere un determinato tipo di attivitˆ, o ancora di assumere oppure no personale dipendente, finanziare o meno attivitˆ e/o Enti, ecc. Tutte decisioni che condizioneranno radicalmente lÕattivitˆ concreta di gestione e contabilizzazione, senza tuttavia che a livello contabile appaia – nŽ possa apparire – nessun elemento che, di per sŽ, dia riscontro o tenga traccia delle decisioni come tali.
Riferimento tecnico adeguato per la verifica della fedeltˆ politica delle condotte dei Gestori non � la correttezza contabile ma quella giuridica e regolamentare: il rispetto dei mandati, delle competenze, delle scadenze, dei limiti, che Norme, Disposizioni e Provvedimenti di governo o di Òalta amministrazioneÓ indicano ed esigono. Allo stesso modo: 1) il rispetto delle scadenze, 2) le Relazioni non meramente tecniche circa lÕattivitˆ svolta, 3) lo stretto rapporto di informazione, documentazione e comunicazione con gli Amministratori, 4) la pronta segnalazione delle anomalie o problematicitˆ gestionali, sono i principali criteri indicativi della buona salute delle attivitˆ di gestione svolte per conto altrui (Gestori vs. Amministratori). Per farsi unÕidea del tutto indicativa della materia – escludendo di principio tutte le questioni riferentesi in modo diretto alla ÒresponsabilitˆÓ degli Amministratori e degli Enti, poichŽ non di questo � qui trattazione – ci si pu˜ vantaggiosamente riferire alle svariate ipotesi di condotta previste dal Diritto italiano nel Decreto legislativo 231/01: ÒDisciplina della responsabilitˆ amministrativa delle persone giuridiche, delle Societˆ e delle Associazioni anche prive di personalitˆ giuridicaÓ.
2. Una prospettiva strutturale
Pur senza poter entrare ora in dettagli tecnici propri delle Discipline contabili, nŽ nel Diritto commerciale o societario come tali, si cercherˆ tuttavia di offrire alcune considerazioni di carattere pi� funzionale che non tecnico-operativo utili a circostanziare – a vantaggio di non specialisti in materia gestionale-contabile, come sono di solito le Autoritˆ ecclesiali – un certo numero di situazioni di concreta difficoltˆ operativa di provvedere ad unÕeffettiva vigilanza e, pi� ancora, allÕattivitˆ disciplinare che dovrebbe scaturirne.
Dal punto di vista – pressochŽ esclusivo – del Diritto amministrativo canonico, si tratta di accompagnare le Autoritˆ ecclesiali nel difficile compito di porre in essere e portare ad efficace conclusione il Procedimento disciplinare eventualmente resosi necessario a tutela sia della patrimonialitˆ dellÕEnte che di tutti gli altri suoi ÒinteressiÓ, fino a giungere – negli Istituti religiosi – allÕeventuale Dimissione (cfr. Cann. 694-704) dei responsabili di tali condotte perniciose.
LÕintento � anche quello di offrire adeguati approcci critici sotto il profilo espressamente tecnico alle valutazioni – e decisioni – di competenza dei livelli pi� alti della struttura canonica di governo nei confronti delle Autoritˆ funzionalmente intermedie che abbiano intrapreso tali percorsi: si pensi al rapporto tra un Superiore maggiore a livello provinciale ed il Moderatore supremo dellÕIstituto nel caso in cui si debba intervenire sullÕoperato di un religioso ascritto alla Provincia, oppure anche ai rapporti tra un Vescovo diocesano e la Curia Romana per interventi nei confronti, p.es., dellÕEconomo diocesano (non necessariamente coincidenti – per quanto, spesso, propedeutici – con la sua Rimozione).
Un tale approccio si rende utile anche per il fatto che, proprio in tal genere di situazioni, le Autoritˆ ecclesiali di maggior grado (soprattutto in ragione della loro consapevole ignoranza in tali materie) rischiano spesso di fidarsi ciecamente di Procedure – assolutamente parziali – dedotte o estrapolate troppo immediatamente dallÕambito civilistico, ritenendole conclusive ed indubitabili nei loro ÒrisultatiÓ senza, per altro, aver sufficiente cognizione di causa a riguardo sia delle Procedure stesse che dei contesti ben pi� articolati in cui esse sono concretamente inserite nellÕoriginario ambito di creazione ed attuazione. UnÕimmediatezza che pu˜ portare con troppa facilitˆ, ed in modo acritico, ad esternalizzare una parte almeno dei necessari controlli tecnici, subendo non di rado il Òfascino dei ProfessionistiÓ al momento di recepirne le conclusioni.
1) La prima osservazione, da proporre in modo pre-giudiziale e fondativo, riguarda il vero e proprio ÒsbilanciamentoÓ strutturale che sussiste a livello di vigilanza e di controllo tra lÕaspetto contabile e quello politico.
- Da tale sbilanciamento deriva innanzitutto lÕinsufficienza di principio del solo approccio contabile nella valutazione di eventuali infedeltˆ politiche – di fatto: le pi� gravi – da parte di Gestori di attivitˆ o beni facenti capo ad Enti canonici.
- In merito va considerato che giˆ da tempo nelle Normative civilistiche il semplice ÒBilancioÓ contabile � stato riconosciuto come insufficiente per conoscere lÕattivitˆ e la situazione reale e ÒveritieraÓ di qualunque Ente e si sono richiesti la ÒNota esplicativaÓ e la ÒRelazione al BilancioÓ, cui sempre pi� spesso si aggiunge da vari anni anche un vero e proprio ÒBilancio di missioneÓ.
2) Proprio in ragione dellÕevidente insufficienza del dato contabile, lÕapproccio giuridico ha inoltre formalizzato – e richiede – altri strumenti tecnico-politici da non sottovalutarsi a livello di verifica globale di una Gestione, due in particolare: a) il Bilancio preventivo e b) il Budget, attraverso cui gli Amministratori decidono in modo vincolante globale (il primo) o pi� elastico e parziale (il secondo) quali siano le attivitˆ – ordinarie e soprattutto straordinarie – da effettuarsi durante/attraverso la Gestione annuale. Sotto questo profilo la correttezza ÒnumeraleÓ di un Bilancio consuntivo o della tenuta della Contabilitˆ generale o del Libro giornale o di altri Registri contabili non dice nulla rispetto al loro rapporto con quanto costituisce un autentico ÒMandatoÓ degli Amministratori ai Gestori: Bilancio preventivo e budget – appunto – in ÒesecuzioneÓ dei quali deve svolgersi lÕattivitˆ gestionale ed in base ai quali devÕessere anche ÒverificatoÓ lÕoperato reale dei Gestori. A tal proposito risulta necessario integrare i Bilanci veri e propri coi Verbali delle riunioni dei vari Organi amministrativi per conoscere lÕan, il quid, il quantum, lÕeventuale quomodo, di quanto demandato ai Gestori e proprio sulla congruitˆ e corrispondenza dei dati contabili con questi (sic!) esprimere le valutazioni di ÒRevisione contabileÓ.
3) La terza osservazione strutturale riguarda la legittimazione ad operare verso i terzi in nome e per conto dellÕEnte: la c.d. Rappresentanza nelle sue diverse forme (legale, delegata ordinaria, delegata speciale). Ci˜ che rileva in merito � la pura esecutorietˆ della Rappresentanza come tale: una esecutorietˆ che la differenzia in modo radicale dalla funzione di Amministrazione propriamente detta. Rappresentare lÕEnte significa ÒvincolarloÓ verso lÕesterno, sostanzialmente a livello contrattuale; Amministrare lÕEnte – al contrario – significa ÒvincolarloÓ verso se stesso, sostanzialmente a livello identitario/costitutivo: due posizioni che si correlano come mandatario (= il Rappresentante) e mandante (= lÕAmministratore). La questione sfugge solitamente a livello canonico poichŽ negli Enti gerarchici – ordinariamente (ma incautamente) assunti a paradigma universale – si dˆ per Legge lÕidentitˆ del Rappresentante con lÕAmministratore (unico!), coincidenti entrambi con chi ÒreggeÓ canonicamente lÕEnte come tale (cfr. Cann. 393 per il Vescovo; 532 per il Parroco; in combinato disposto col Can. 1279). La questione � pi� chiara per gli Enti ad amministrazione collegiale (= Fondazioni, Istituti per il sostentamento del clero in Italia, ecc.) nei quali lÕAmministratore � un ÒConsiglio di AmministrazioneÓ e il Rappresentante pu˜ essere tanto (e stabilmente) il suo Presidente (se/come da Statuto) che, invece, chiunque altro il Consiglio di Amministrazione ÒmandiÓ (anche di volta in volta) a dar esecuzione alle proprie decisioni. Esattamente lÕirriducibilitˆ delle due funzioni � quella che permette di parlare – se del caso – di infedeltˆ nei casi in cui il Rappresentante operi in modo difforme (= inferiore, ulteriore, contrario) dal Mandato ricevuto.
Le problematiche connesse alla Rappresentanza assumono profili specifici in rapporto alle c.d. Deleghe generali (o Procure speciali, con linguaggio civilistico) che abilitano qualcuno alle funzioni di co-Rappresentanza dellÕEnte in parallelo allÕeventuale Rappresentante legale giˆ presente per Diritto (comune, proprio o statutario) permettendo a pi� persone – eventualmente non espressamente collegate agli Amministratori – di operare in nome e per conto dellÕEnte. Se questo, in contesti molto ampi (come accade in Organizzazioni ad estensione nazionale o in molti Istituti religiosi) facilita senza dubbio le attivitˆ di gestione ordinaria potendo ricorrere pi� facilmente a pi� soggetti in grado di provvedere validamente alle diverse incombenze gestionali (solitamente ÒfirmeÓ su modulistica bancaria, giuslavoristica, previdenziale, oppure Dichiarazioni di vario genere connesse ai rapporti con le Pubbliche Amministrazioni in vigenza di Convenzioni, Protocolli, ecc.), allo stesso tempo presta il fianco a numerosi e gravi rischi. Rischi che aumentano quando siano gli stessi Gestori (finali) a disporre di tali Deleghe che permettono loro di operare senza alcun controllo anche in eventuali ÒGestioni paralleleÓ delle attivitˆ o Enti affidati alla loro cura.
4) La quarta osservazione strutturale riguarda elementi pi� specifici di intrinseca debolezza della tenuta contabile in sŽ e per sŽ.
- Per quanto riguarda gli assegni bancari, occorre ricordare che essi non hanno alcun riscontro nominativo oggettivo in Contabilitˆ, a differenza dei Bonifici. é noto, infatti, che la riscossione dellÕassegno termina con lÕinvio dello stesso alla Filiale che ha emesso il ÒcarnetÓ da cui fu tratto e cos“ finisce archiviato, trattenendo solo per sŽ il suo reale destinatario che non compare mai sullÕestratto conto bancario di chi ha emesso lÕassegno stesso. Se la Magistratura � in grado di richiedere tale assegno per verifiche giudiziarie, nessuna Agenzia di revisione contabile pu˜ fare altrettanto contro la volontˆ di coloro che operano sui conti correnti bancari stessi, cosicchŽ anche la Contabilitˆ pi� rigorosa mantiene nel pi� completo segreto i reali destinatari di molti pagamenti.
- Per quanto riguarda la quasi-mitologica tracciabilitˆ contabile, nata ed impostasi per motivi giudiziari (= antiriciclaggio) e non contabili: � ignoranza diffusa il fatto che essa permetta soltanto di ricostruire la correttezza della c.d. movimentazione contabile ma non la ÒlegittimitˆÓ delle operazioni correlate, la loro rispondenza, cio�, a specifiche e puntuali scelte degli Amministratori fissate nel Budget o nel Bilancio preventivo o in eventuali documenti programmatici. La tracciabilitˆ, infatti, permette di esplicitare lÕidentitˆ e la corrispondenza di tutti coloro (= clienti e fornitori) e di tutto quanto (= acquisti, vendite, somme, ecc.) entra a far parte di qualunque Registrazione contabile e della correlata documentazione illustrativaÉ non, tuttavia, di quanto non richiede tale attivitˆ, o di quanto corrisponde ad operazioni mantenute ÒfuoriÓ dalla Contabilitˆ ufficiale.
- In proposito non si possono trascurare neppure le vere e proprie truffe realizzate da personale di vario genere che allÕinterno di strutture operative altrui (Enti canonici, nel caso) ordiscono raggiri di vario tipo, come accade nelle ricorrenti truffe realizzate da bancari ÒinfedeliÓ che effettuano operazioni false utilizzando gli ordinari strumenti della Banca di riferimento: con evidenza nella Contabilitˆ della Banca – regolarmente certificata – non appaiono elementi in grado di far nascere sospetti di scorrettezze e malversazioni; sarˆ soltanto un effettivo controllo, spesso su denuncia dallÕesterno, a palesare ci˜ che nessun dato contabile permetteva di percepire. In questa linea si � assistito al caso di un falsus Procurator di un Istituto missionario per conto del quale un religioso che aveva ricoperto le massime cariche elettive aveva raccolto soldi per 12 anni pattuendo un interesse annuo tra il 18 e il 20%. Denunciato il fatto da parte di qualcuno dei conferenti cos“ truffati, la Congregazione fu condannata in sede civile a Çpagare a 24 depositanti la somma complessiva di circa 1.960.000 Euro, oltre interessi nella misura legale dalla data del 15 Novembre 2002 allÕeffettivo soddisfoÈ, la stessa fu inoltre Çcondannata anche a pagare le spese del Giudizio in favore degli attori (depositanti), liquidate in 42.319 Euro oltre le spese generali al 12,5%È.
5) Da ultimo, in questa prospettiva, � necessario evidenziare come esistano anche elementi, di grande significativitˆ soprattutto patrimoniale per gli Enti, la cui corretta gestione non pu˜ in nessun modo essere riscontrata da nessuno ed in nessun modo se non attraverso il rapporto diretto con gli Amministratori degli Enti in questione.
- Si tratta in primo luogo delle attivitˆ contrattuali non ancora divenute operative dal punto di vista economico la cui visibilitˆ a livello contabile non risulta nŽ appare in alcun modo. Si pensi, infatti, alla messa in vendita di immobili di proprietˆ dellÕEnte: legittima (e pertanto valida) nei confronti dei proposti acquirenti in ragione di una eventuale Procura speciale, ma del tutto illecita nei confronti dellÕEnte per assenza di mandato da parte degli Amministratori. Una tale condotta, che pu˜ articolarsi anche su tempi piuttosto lunghi afferenti pi� Esercizi contabili, coinvolge – e pregiudica – direttamente il patrimonio dellÕEnte senza entrare tuttavia tra i dati contabili finchŽ non si sia incassata almeno la Cauzione; allo stesso modo, il contratto dÕintermediazione stipulato con unÕAgenzia immobiliare non risulta contabilmente fino ad un sensibile avanzamento dellÕoperazione che comporti qualche pagamento.
- A livello contabile possono anche risultare del tutto irrilevanti – dal punto di vista di una eventuale Revisione – le modalitˆ di registrazione di un certo numero di operazioni, soprattutto finanziarie, la cui appostazione in Sezioni diverse della Contabilitˆ e del corrispondente Bilancio � soggetta alla totale libertˆ politica degli Amministratori. Si pensi allÕesborso finanziario di un Ente ad alta ÒreferenzaÓ (quale una Diocesi o una Provincia religiosa) per le attivitˆ di Enti ÒminoriÓ in qualche modo collegati, per quanto non giuridicamente: una Cooperativa, una Fondazione, una ONG, ecc. La somma trasferita costituisce per il dante e per il ricevente un ÒcontributoÓ alla gestione, quindi: a fondo perduto, oppure un ÒprestitoÓ da restituire? Inoltre: come verificare lÕesatta corrispondenza dellÕoperazione nella Contabilitˆ di un Ente diverso da quello soggetto a Revisione? Esso, infatti, potrebbe aver appostato la somma in questione quale Òcontributo straordinario alla gestioneÓ, rendendo cos“ problematico per lÕaspirante creditore poter dimostrare la sussistenza del proprio credito. Con evidenza operazioni di questo tipo non sono riducibili alla mera Òtenuta contabileÓ e coinvolgono, invece, vere strategie amministrative, dovendosi riferire e verificare esclusivamente sulla volontˆ degli Amministratori e non sulla correttezza ragioneristica dei Gestori.
3. Qualche fattispecie di cronaca
In via del tutto esemplificativa (e perci˜ parziale ed incompleta, ma sufficientemente evocativa per la presente utilitˆ) si propone di seguito una serie di condotte – tratte o traibili dalla cronaca quasi quotidiana – adatte a costituire evidenti elementi pi� o meno tipici di infedeltˆ politica extracontabile, quando non anche veri e propri Reati in campo civile che Gestori e/o Delegati di Enti ed attivitˆ possano realizzare.
- Condotta semplice, ma efficacissima, � quella che prevede una vera e propria ÒProvvigioneÓ al Gestore di attivitˆ con largo consumo di materiali, soprattutto alimentari (e sanitari), sul volume dÕacquisto delle merci e dei servizi dellÕEnte o attivitˆ in oggetto: una provvigione del tutto simile a quella comunemente prevista per un ÒcommercialeÓ della Ditta venditrice o per un libero agente di rappresentanza. Provvigione che pu˜ avere carattere monetario oppure in benefits materiali di vario genere (viaggi, omaggi, scontiÉ). Giuridicamente si delinea lÕindebito arricchimento del Gestore, senza che lÕEnte come tale ne abbia evidente nocumento, nocumento che tuttavia potrebbe invece delinearsi nel caso (vedi Parmalat) in cui il Fornitore in sede di accordo contrattuale fosse stato disponibile a rimborsare uno ÒscontoÓ a fine anno allÕEnte stesso, riducendone cos“ i costi di gestione; in questo caso si dovrebbe parlare di frode.
- Nelle stesse situazioni di largo utilizzo di materiali, non difficilmente i consumi reali (e realistici) risultano anche sensibilmente inferiori a quelli calcolati per via statistica in sede contrattuale coi vari Fornitori, generando evidenti sprechi di materiale; non di meno si � assistito spesso ad accordi tra Gestore di parte committente e Fornitore orchestrati in modo che lÕEnte paghi le forniture secondo i numeri ufficiali ed i parametri standardizzati senza dare nellÕocchio a livello contabile, di fatto per˜ il realmente fornito risulta essere sensibilmente minore, rendendo cos“ possibile una ricommercializzazione dei materiali eccedenti, sia in accordo tra Gestore e Fornitore, sia autonomamente da parte del Gestore stesso. In questo caso di profila la truffa.
- AllÕinterno di strutture operative cui facciano capo un certo numero di dipendenti (tecnicamente almeno una ventina) potrebbe accadere che un religioso con lÕUfficio di Economo o Gestore dellÕattivitˆ, dotato di opportune Deleghe pi� o meno ampie, assuma anche se stesso come dipendente dellÕEnte, eventualmente con un orario part-time minimo che non risalti immediatamente in contabilitˆ generale e Bilancio, intendendo in tal modo cautelarsi nei confronti di un prevedibile non gradito cambio di Ufficio allÕinterno dellÕIVC; in tale eventualitˆ, infatti, potrebbe esercitare pressioni sullÕEnte minacciando di far Causa per illegittimo Licenziamento pretendendo ingenti somme quale indennizzo per il danno subito. Per quanto tale posizione lavorativa, poco pi� che formale, possa rilevare in caso di Revisione contabile, si potrebbe sempre addurre la motivazione che si sia ritenuto utile procedere in tal modo per poter godere delle coperture previdenziali, p.es., in caso di infortunio sul lavoro (falso ideologico).
- In caso di interventi di manutenzione straordinaria (restauri, messa a Norma di impiantistica, ecc.) o di ampliamenti, o nuove costruzioni, coinvolgenti il campo edile � di ordinaria frequenza la totale incorrispondenza tra i costi preventivati e quelli finali realmente sostenuti, con evidente avvantaggiamento di costruttori e progettisti e danno sostanziale dellÕEnte committente che si trova a dover spendere quanto non aveva deliberato. In questi casi non � infrequente che vengano richiesti a varie Aziende preventivi di costo sulla base di stringenti Capitolati per lÕesecuzione dei lavori, spesso sulla falsariga (e secondo le logiche) delle Procedura di Appalto in campo pubblico. Assegnati i lavori al proponente lÕofferta pi� vantaggiosa, al loro termine – o anche in itinere – possono evidenziarsi ulteriori necessitˆ (o anche ÒopportunitˆÓ) di vario genere, connesse soprattutto ai dovuti Collaudi per lÕottenimento delle necessarie Autorizzazioni amministrative a condurre le attivitˆ dellÕEnte che richiedano ulteriori interventi, questa volta per˜, fuori Capitolato, poichŽ formalmente solo integrativi, inducendo aumenti macroscopici dei costi finali dellÕopera soprattutto per il fatto che tali lavori vengono realizzati in c.d. economia (cio� pagati ad ore e non a corpo comÕera, invece, per il Contratto iniziale). La posizione del Delegato speciale in queste situazioni pu˜ assumere varie configurazioni: dal danno colposo (dovuto a imperizia) nel commissionare le opere o nellÕautorizzarne bonariamente lÕincremento (senza consenso da parte degli Amministratori), fino al dolo dellÕaccordo coi fornitori (eventualmente giˆ concertato ab origine) per trarre vantaggio anchÕesso dai maggiori – difficilmente quantificabili – costi dellÕopera.
4. Concludendo
Ha scritto recentemente Sabino Cassese circa la ÒsettorialitˆÓ del Diritto amministrativo, ovviamente statuale, nella sua prospettiva.
Nulla cambia realmente, per˜, in ambito canonico, poichŽ risalta ormai in modo palese lÕimpossibilitˆ di (continuare a) ridurre il Diritto amministrativo della Chiesa a: 1) soddisfare le richieste di mera applicazione del principio di (stretta) legalitˆ da parte dei fedeli verso le Autoritˆ ecclesiastiche, oppure 2) richiedere spasmodicamente Ògiustizia amministrativaÓ nei rapporti istituzionali, oppure ancora 3) reclamare soddisfazione per il danno procurato – di principio – dalla ÒAmministrazioneÓ, a cui la dottrina continua a volersi abbarbicare.
Un realistico riconoscimento della complessa settorialitˆ della materia permetterebbe invece di rispondere con maggiore adeguatezza alle reali esigenze di una pratica induttiva del Diritto amministrativo canonico (orientato alla necessitˆ di risolvere i ÒproblemiÓ connessi ad un efficace esercizio del governo) anzichŽ deduttiva (guidata dallÕesito di un amb“to Decreto definitivo della Segnatura Apostolica che condanni lÕAutoritˆ ecclesiale a starsene quieta nel proprio ufficio).
Le problematiche – tecniche – qui sommariamente illustrate a livello di vigilanza e controllo della Gestione di Enti e loro attivitˆ sembrano sollecitare ulteriormente ad affrontare le fatiche di questa ÒdisciplinaÓ che esca finalmente dalle palestre e palazzetti del suo esercizio tradizionale, per cimentarsi nel pentatlon della vita reale.
UnÕadeguata concezione del Diritto amministrativo (canonico) permetterebbe inoltre di assumere consapevolezza del perchŽ e come il Controllo di Gestione economica e patrimoniale debba delinearsi in modo diverso da altri modi di effettuare la vigilanza, visto che una Revisione – o Certificazione – contabile cosa � ben differente dalla Òvisita canonicaÓ a qualsiasi altra ÒattivitˆÓ ecclesiale.