Elementi prudenziali di vigilanza canonica sulla gestione degli Enti religiosi

1. Una problematica urgente. 2. Una prospettiva strutturale. 3. Qualche fattispecie di cronaca. 4. Concludendo

1. Una problematica urgente

Una problematica ormai, purtroppo, ricorrente negli ultimi decenni che sta creando gravi problemi a molti Enti canonici di livello “superiore” quali sono Diocesi e, piĚ in specifico, Istituti religiosi (ed assimilabili sotto il profilo funzionale) Ź quella che riguarda l’efficace e corretto esercizio della necessaria vigilanza canonica sugli Economi, gli Amministratori e i Rappresentati e, in genere, tutti coloro che possiedono Legittimazione diretta (= a Iure), Deleghe o Procure (= ad personam) per operare economicamente (e contrattualmente) in nome e per conto di qualche Ente canonico (= Economi diocesani, Economi religiosi, figure equivalenti all’interno di Fondazioni, Istituti, Fondi, ecc.), soprattutto come “Gestori” di attivitą considerate commerciali, o comunque fiscalmente rilevanti, dal Diritto dei Paesi in cui esse si svolgono.

In effetti la vigilanza canonica in tale ambito si sta dimostrando sempre piĚ complessa ed articolata fino a presentarsi spesso come quasi irrealizzabile – almeno di fatto – a causa dell’estrema tecnicitą formale che la materia amministrativo-gestionale ha assunto: una tecnicitą che spesso impedisce ai Superiori di poter intervenire sia con immediatezza, sia con efficacia, sia con definitivitą, nel rilevare eventuali scorrettezze oppure anche veri e propri abusi o malversazioni da parte dei soggetti in questione. Per questo proprio nella prospettiva della vigilanza (ispettiva e repressiva) Ź necessario adottare specifiche attenzioni e, soprattutto, cautele, evitando fin dai primi momenti di considerare – e formalizzare – le cose sotto il solo aspetto contabile, come accade invece nella maggioranza dei casi, soprattutto per la comprensibile (e giustificata) inadeguatezza tecnica di buona parte delle Autoritą ecclesiali in tali campi.

Va infatti considerato che nelle problematiche riscontrabili in materia gestionale dev’essere operata anzitutto la netta distinzione tra [a] scorrettezze e [b] infedeltą: colpose, spesso, le prime, dolose, quasi sempre, le seconde; accidentali le une, intenzionali le altre. Il problema nel contesto clericale (come anche religioso) si pone soprattutto per il fatto che si tratta sostanzialmente di “Uffici” ecclesiastici o di “servizi” religiosi a cui si viene chiamati piĚ per obbedienza che per effettive capacitą tecniche: ciė che spesso dą ragione delle problematiche connesse alle scorrettezze che, in effetti, costituiscono la maggioranza delle problematiche in oggetto. Radicalmente diverso appare, invece, il problema delle infedeltą.

A questa prima distinzione strutturale tra le tipologie problematiche se ne deve affiancare immediatamente una seconda – in parte complementare – riguardante gli ambiti [1] contabile oppure [2] politico, afferenti a due “oggetti” diversi di operativitą e di operati: in relazione al “come” (= il contabile), oppure in relazione al “che cosa” (= il politico). Due ambiti di portata radicalmente diversa tra loro ed a cui occorre far fronte in modo del tutto appropriato, per non subire, oltre il danno economico/patrimoniale, anche la beffa istituzionale, nel caso in cui si sia intervenuti disciplinarmente in modo errato, utilizzando cioŹ Provvedimenti inadatti o mal formulati e, soprattutto, affermando circa l’operato altrui “fatti” non esistenti o non pienamente veri… almeno dal punto di vista formale; ciė che pone l’Autoritą competente nella grave condizione di non poter concretamente operare, quando non anche in posizione giuridica di palese inferioritą, pure dal punto di vista canonico: costretta a difendersi dalle ritorsioni tecnico-formali di chi, invece, dovrebbe oggettivamente trovarsi nella condizione di destinatario di doverosi Provvedimenti disciplinari. D’altra parte: quando l’Autoritą (di vigilanza) comincia a “scrivere” prende immediatamente corpo una dimensione della vita giuridica – soprattutto canonica – che in gran parte scorrerą poi parallela alla “realtą reale”, oggettivandosi soltanto nei documenti scritti attraverso cui verranno costruiti Procedimenti e Procedure (di pertinenza del Diritto amministrativo), fino agli esiti – spesso formalistici – piĚ imprevedibili.

Di qui l’utilitą – si spera – delle considerazioni e note che seguono, in un ambito pressoché vergine per la dottrina canonica.

- Si puė parlare di scorrettezza contabile per ciė che riguarda fondamentalmente: 1) la tenuta dei conti, 2) la corrispondenza tra scritture contabili e loro giustificazione documentale, 3) la correttezza formale dei Bilanci, 4) la reale presenza sui conti correnti bancari (ed assimilabili) delle somme esposte in contabilitą e Bilancio. L’estrema tecnicitą della materia la rende ostica alla maggior parte degli Amministratori in senso stretto (= coloro che decidono cosa fare e cosa no nella vita economica degli Enti) ed ancora maggiormente ai Rappresentanti, soprattutto quelli “legali” che svolgono tale funzione non per attribuzione diretta (in base, cioŹ, a specifiche competenze anche tecniche) ma poiché gią titolari di altro Ufficio (= Vescovi, Parroci, Superiori religiosi, ecc.). In questa prospettiva, salvo casi di particolare evidenza, soprattutto finanziaria, in cui palesemente manchino dai conti correnti (e simili) ingenti somme di denaro, nel qual caso occorre ragionare in termini di “appropriazione indebita” ed altri Reati espressamente patrimoniali, l’infedeltą o la malversazione sono difficilmente individuabili e – piĚ ancora – comprovabili a carico dei soggetti in questione. Va, anzi, segnalato che nei casi di maggiore infedeltą – proprio in ragione della natura dolosa della condotta – sarą spesso improbabile trovarne veri riscontri tecnici dal punto di vista contabile. La Scienza ragioneristica, infatti, esige che “ogni cosa sia registrata al proprio posto” secondo il Piano dei conti e, pertanto, nella struttura del corrispondente Bilancio; tale Scienza, tuttavia, se pure in grado di evidenziare “squilibri” o altre “anomalie” quantitative, non Ź perė in grado d’indicare “che cosa” possa o debba essere realizzato a livello di attivitą concrete, né le loro “modalitą” di realizzazione (p.es.: intraprendere o no un restauro o acquistare/vendere un immobile).

         Contrariamente, forse, alla comune percezione: non si puė trascurare come quest’ambito costituisca soltanto una parte (e spesso non la piĚ importante) di quanto ricade sotto lo spettro della “gestione” in senso proprio. Ad esso, infatti, di solito sfuggono sia la frode, che la corruzione, che l’indebito arricchimento, che il peculato, cosď come il conflitto d’interessi, lo sviamento, l’incompetenza gestionale, ecc.: elementi tutti non facilmente riscontrabili a livello contabile poiché la manifestazione economica diretta delle suddette condotte Ź spesso assente. Non paradossalmente: un Gestore infedele potrebbe riuscire addirittura a farsi “certificare” giuridicamente la correttezza della propria attivitą… soltanto quella contabile, tuttavia!

- Si deve parlare, invece, d’infedeltą politica in riferimento alle condotte contrattuali, gestionali, economiche, lavorative, giuridiche, che non corrispondono all’intenzionalitą o volontą degli Amministratori o, comunque, dei reali decidenti dell’attivitą dell’Ente canonico: di fatto tutto ciė che non compare in contabilitą, né viene documentato tecnicamente in connessione con essa, ma la genera o ne Ź generato. ť questo l’ambito piĚ immediatamente visibile dall’esterno dell’attivitą gestionale e contabile: quello che in molti – a partire dai c.d. Superiori – vedono e sul quale s’interrogano e che, molto probabilmente, dą anche l’avvio ai controlli ed ai Procedimenti disciplinari. Si tratta, esemplificativamente: delle decisioni di comprare o vendere, oppure di proseguire o interrompere un determinato tipo di attivitą, o ancora di assumere oppure no personale dipendente, finanziare o meno attivitą e/o Enti, ecc. Tutte decisioni che condizioneranno radicalmente l’attivitą concreta di gestione e contabilizzazione, senza tuttavia che a livello contabile appaia – né possa apparire – nessun elemento che, di per sé, dia riscontro o tenga traccia delle decisioni come tali.

         Riferimento tecnico adeguato per la verifica della fedeltą politica delle condotte dei Gestori non Ź la correttezza contabile ma quella giuridica e regolamentare: il rispetto dei mandati, delle competenze, delle scadenze, dei limiti, che Norme, Disposizioni e Provvedimenti di governo o di “alta amministrazione” indicano ed esigono. Allo stesso modo: 1) il rispetto delle scadenze, 2) le Relazioni non meramente tecniche circa l’attivitą svolta, 3) lo stretto rapporto di informazione, documentazione e comunicazione con gli Amministratori, 4) la pronta segnalazione delle anomalie o problematicitą gestionali, sono i principali criteri indicativi della buona salute delle attivitą di gestione svolte per conto altrui (Gestori vs. Amministratori). Per farsi un’idea del tutto indicativa della materia – escludendo di principio tutte le questioni riferentesi in modo diretto alla “responsabilitą” degli Amministratori e degli Enti, poiché non di questo Ź qui trattazione – ci si puė vantaggiosamente riferire alle svariate ipotesi di condotta previste dal Diritto italiano nel Decreto legislativo 231/01: “Disciplina della responsabilitą amministrativa delle persone giuridiche, delle Societą e delle Associazioni anche prive di personalitą giuridica”.

2. Una prospettiva strutturale

Pur senza poter entrare ora in dettagli tecnici propri delle Discipline contabili, né nel Diritto commerciale o societario come tali, si cercherą tuttavia di offrire alcune considerazioni di carattere piĚ funzionale che non tecnico-operativo utili a circostanziare – a vantaggio di non specialisti in materia gestionale-contabile, come sono di solito le Autoritą ecclesiali – un certo numero di situazioni di concreta difficoltą operativa di provvedere ad un’effettiva vigilanza e, piĚ ancora, all’attivitą disciplinare che dovrebbe scaturirne.

Dal punto di vista – pressoché esclusivo – del Diritto amministrativo canonico, si tratta di accompagnare le Autoritą ecclesiali nel difficile compito di porre in essere e portare ad efficace conclusione il Procedimento disciplinare eventualmente resosi necessario a tutela sia della patrimonialitą dell’Ente che di tutti gli altri suoi “interessi”, fino a giungere – negli Istituti religiosi – all’eventuale Dimissione (cfr. Cann. 694-704) dei responsabili di tali condotte perniciose.

L’intento Ź anche quello di offrire adeguati approcci critici sotto il profilo espressamente tecnico alle valutazioni – e decisioni – di competenza dei livelli piĚ alti della struttura canonica di governo nei confronti delle Autoritą funzionalmente intermedie che abbiano intrapreso tali percorsi: si pensi al rapporto tra un Superiore maggiore a livello provinciale ed il Moderatore supremo dell’Istituto nel caso in cui si debba intervenire sull’operato di un religioso ascritto alla Provincia, oppure anche ai rapporti tra un Vescovo diocesano e la Curia Romana per interventi nei confronti, p.es., dell’Economo diocesano (non necessariamente coincidenti – per quanto, spesso, propedeutici – con la sua Rimozione).

Un tale approccio si rende utile anche per il fatto che, proprio in tal genere di situazioni, le Autoritą ecclesiali di maggior grado (soprattutto in ragione della loro consapevole ignoranza in tali materie) rischiano spesso di fidarsi ciecamente di Procedure – assolutamente parziali – dedotte o estrapolate troppo immediatamente dall’ambito civilistico, ritenendole conclusive ed indubitabili nei loro “risultati” senza, per altro, aver sufficiente cognizione di causa a riguardo sia delle Procedure stesse che dei contesti ben piĚ articolati in cui esse sono concretamente inserite nell’originario ambito di creazione ed attuazione. Un’immediatezza che puė portare con troppa facilitą, ed in modo acritico, ad esternalizzare una parte almeno dei necessari controlli tecnici, subendo non di rado il “fascino dei Professionisti” al momento di recepirne le conclusioni.

1) La prima osservazione, da proporre in modo pre-giudiziale e fondativo, riguarda il vero e proprio “sbilanciamento” strutturale che sussiste a livello di vigilanza e di controllo tra l’aspetto contabile e quello politico.

- Da tale sbilanciamento deriva innanzitutto l’insufficienza di principio del solo approccio contabile nella valutazione di eventuali infedeltą politiche – di fatto: le piĚ gravi – da parte di Gestori di attivitą o beni facenti capo ad Enti canonici.

- In merito va considerato che gią da tempo nelle Normative civilistiche il semplice “Bilancio” contabile Ź stato riconosciuto come insufficiente per conoscere l’attivitą e la situazione reale e “veritiera” di qualunque Ente e si sono richiesti la “Nota esplicativa” e la “Relazione al Bilancio”, cui sempre piĚ spesso si aggiunge da vari anni anche un vero e proprio “Bilancio di missione”.

2) Proprio in ragione dell’evidente insufficienza del dato contabile, l’approccio giuridico ha inoltre formalizzato – e richiede – altri strumenti tecnico-politici da non sottovalutarsi a livello di verifica globale di una Gestione, due in particolare: a) il Bilancio preventivo e b) il Budget, attraverso cui gli Amministratori decidono in modo vincolante globale (il primo) o piĚ elastico e parziale (il secondo) quali siano le attivitą – ordinarie e soprattutto straordinarie – da effettuarsi durante/attraverso la Gestione annuale. Sotto questo profilo la correttezza “numerale” di un Bilancio consuntivo o della tenuta della Contabilitą generale o del Libro giornale o di altri Registri contabili non dice nulla rispetto al loro rapporto con quanto costituisce un autentico “Mandato” degli Amministratori ai Gestori: Bilancio preventivo e budget – appunto – in “esecuzione” dei quali deve svolgersi l’attivitą gestionale ed in base ai quali dev’essere anche “verificato” l’operato reale dei Gestori. A tal proposito risulta necessario integrare i Bilanci veri e propri coi Verbali delle riunioni dei vari Organi amministrativi per conoscere l’an, il quid, il quantum, l’eventuale quomodo, di quanto demandato ai Gestori e proprio sulla congruitą e corrispondenza dei dati contabili con questi (sic!) esprimere le valutazioni di “Revisione contabile”.

3) La terza osservazione strutturale riguarda la legittimazione ad operare verso i terzi in nome e per conto dell’Ente: la c.d. Rappresentanza nelle sue diverse forme (legale, delegata ordinaria, delegata speciale). Ciė che rileva in merito Ź la pura esecutorietą della Rappresentanza come tale: una esecutorietą che la differenzia in modo radicale dalla funzione di Amministrazione propriamente detta. Rappresentare l’Ente significa “vincolarlo” verso l’esterno, sostanzialmente a livello contrattuale; Amministrare l’Ente – al contrario – significa “vincolarlo” verso se stesso, sostanzialmente a livello identitario/costitutivo: due posizioni che si correlano come mandatario (= il Rappresentante) e mandante (= l’Amministratore). La questione sfugge solitamente a livello canonico poiché negli Enti gerarchici – ordinariamente (ma incautamente) assunti a paradigma universale – si dą per Legge l’identitą del Rappresentante con l’Amministratore (unico!), coincidenti entrambi con chi “regge” canonicamente l’Ente come tale (cfr. Cann. 393 per il Vescovo; 532 per il Parroco; in combinato disposto col Can. 1279). La questione Ź piĚ chiara per gli Enti ad amministrazione collegiale (= Fondazioni, Istituti per il sostentamento del clero in Italia, ecc.) nei quali l’Amministratore Ź un “Consiglio di Amministrazione” e il Rappresentante puė essere tanto (e stabilmente) il suo Presidente (se/come da Statuto) che, invece, chiunque altro il Consiglio di Amministrazione “mandi” (anche di volta in volta) a dar esecuzione alle proprie decisioni. Esattamente l’irriducibilitą delle due funzioni Ź quella che permette di parlare – se del caso – di infedeltą nei casi in cui il Rappresentante operi in modo difforme (= inferiore, ulteriore, contrario) dal Mandato ricevuto.

Le problematiche connesse alla Rappresentanza assumono profili specifici in rapporto alle c.d. Deleghe generali (o Procure speciali, con linguaggio civilistico) che abilitano qualcuno alle funzioni di co-Rappresentanza dell’Ente in parallelo all’eventuale Rappresentante legale gią presente per Diritto (comune, proprio o statutario) permettendo a piĚ persone – eventualmente non espressamente collegate agli Amministratori – di operare in nome e per conto dell’Ente. Se questo, in contesti molto ampi (come accade in Organizzazioni ad estensione nazionale o in molti Istituti religiosi) facilita senza dubbio le attivitą di gestione ordinaria potendo ricorrere piĚ facilmente a piĚ soggetti in grado di provvedere validamente alle diverse incombenze gestionali (solitamente “firme” su modulistica bancaria, giuslavoristica, previdenziale, oppure Dichiarazioni di vario genere connesse ai rapporti con le Pubbliche Amministrazioni in vigenza di Convenzioni, Protocolli, ecc.), allo stesso tempo presta il fianco a numerosi e gravi rischi. Rischi che aumentano quando siano gli stessi Gestori (finali) a disporre di tali Deleghe che permettono loro di operare senza alcun controllo anche in eventuali “Gestioni parallele” delle attivitą o Enti affidati alla loro cura.

4) La quarta osservazione strutturale riguarda elementi piĚ specifici di intrinseca debolezza della tenuta contabile in sé e per sé.

- Per quanto riguarda gli assegni bancari, occorre ricordare che essi non hanno alcun riscontro nominativo oggettivo in Contabilitą, a differenza dei Bonifici. ť noto, infatti, che la riscossione dell’assegno termina con l’invio dello stesso alla Filiale che ha emesso il “carnet” da cui fu tratto e cosď finisce archiviato, trattenendo solo per sé il suo reale destinatario che non compare mai sull’estratto conto bancario di chi ha emesso l’assegno stesso. Se la Magistratura Ź in grado di richiedere tale assegno per verifiche giudiziarie, nessuna Agenzia di revisione contabile puė fare altrettanto contro la volontą di coloro che operano sui conti correnti bancari stessi, cosicché anche la Contabilitą piĚ rigorosa mantiene nel piĚ completo segreto i reali destinatari di molti pagamenti.

- Per quanto riguarda la quasi-mitologica tracciabilitą contabile, nata ed impostasi per motivi giudiziari (= antiriciclaggio) e non contabili: Ź ignoranza diffusa il fatto che essa permetta soltanto di ricostruire la correttezza della c.d. movimentazione contabile ma non la “legittimitą” delle operazioni correlate, la loro rispondenza, cioŹ, a specifiche e puntuali scelte degli Amministratori fissate nel Budget o nel Bilancio preventivo o in eventuali documenti programmatici. La tracciabilitą, infatti, permette di esplicitare l’identitą e la corrispondenza di tutti coloro (= clienti e fornitori) e di tutto quanto (= acquisti, vendite, somme, ecc.) entra a far parte di qualunque Registrazione contabile e della correlata documentazione illustrativa… non, tuttavia, di quanto non richiede tale attivitą, o di quanto corrisponde ad operazioni mantenute “fuori” dalla Contabilitą ufficiale.

- In proposito non si possono trascurare neppure le vere e proprie truffe realizzate da personale di vario genere che all’interno di strutture operative altrui (Enti canonici, nel caso) ordiscono raggiri di vario tipo, come accade nelle ricorrenti truffe realizzate da bancari “infedeli” che effettuano operazioni false utilizzando gli ordinari strumenti della Banca di riferimento: con evidenza nella Contabilitą della Banca – regolarmente certificata – non appaiono elementi in grado di far nascere sospetti di scorrettezze e malversazioni; sarą soltanto un effettivo controllo, spesso su denuncia dall’esterno, a palesare ciė che nessun dato contabile permetteva di percepire. In questa linea si Ź assistito al caso di un falsus Procurator di un Istituto missionario per conto del quale un religioso che aveva ricoperto le massime cariche elettive aveva raccolto soldi per 12 anni pattuendo un interesse annuo tra il 18 e il 20%. Denunciato il fatto da parte di qualcuno dei conferenti cosď truffati, la Congregazione fu condannata in sede civile a «pagare a 24 depositanti la somma complessiva di circa 1.960.000 Euro, oltre interessi nella misura legale dalla data del 15 Novembre 2002 all’effettivo soddisfo», la stessa fu inoltre «condannata anche a pagare le spese del Giudizio in favore degli attori (depositanti), liquidate in 42.319 Euro oltre le spese generali al 12,5%».

 

5) Da ultimo, in questa prospettiva, Ź necessario evidenziare come esistano anche elementi, di grande significativitą soprattutto patrimoniale per gli Enti, la cui corretta gestione non puė in nessun modo essere riscontrata da nessuno ed in nessun modo se non attraverso il rapporto diretto con gli Amministratori degli Enti in questione.

- Si tratta in primo luogo delle attivitą contrattuali non ancora divenute operative dal punto di vista economico la cui visibilitą a livello contabile non risulta né appare in alcun modo. Si pensi, infatti, alla messa in vendita di immobili di proprietą dell’Ente: legittima (e pertanto valida) nei confronti dei proposti acquirenti in ragione di una eventuale Procura speciale, ma del tutto illecita nei confronti dell’Ente per assenza di mandato da parte degli Amministratori. Una tale condotta, che puė articolarsi anche su tempi piuttosto lunghi afferenti piĚ Esercizi contabili, coinvolge – e pregiudica – direttamente il patrimonio dell’Ente senza entrare tuttavia tra i dati contabili finché non si sia incassata almeno la Cauzione; allo stesso modo, il contratto d’intermediazione stipulato con un’Agenzia immobiliare non risulta contabilmente fino ad un sensibile avanzamento dell’operazione che comporti qualche pagamento.

- A livello contabile possono anche risultare del tutto irrilevanti – dal punto di vista di una eventuale Revisione – le modalitą di registrazione di un certo numero di operazioni, soprattutto finanziarie, la cui appostazione in Sezioni diverse della Contabilitą e del corrispondente Bilancio Ź soggetta alla totale libertą politica degli Amministratori. Si pensi all’esborso finanziario di un Ente ad alta “referenza” (quale una Diocesi o una Provincia religiosa) per le attivitą di Enti “minori” in qualche modo collegati, per quanto non giuridicamente: una Cooperativa, una Fondazione, una ONG, ecc. La somma trasferita costituisce per il dante e per il ricevente un “contributo” alla gestione, quindi: a fondo perduto, oppure un “prestito” da restituire? Inoltre: come verificare l’esatta corrispondenza dell’operazione nella Contabilitą di un Ente diverso da quello soggetto a Revisione? Esso, infatti, potrebbe aver appostato la somma in questione quale “contributo straordinario alla gestione”, rendendo cosď problematico per l’aspirante creditore poter dimostrare la sussistenza del proprio credito. Con evidenza operazioni di questo tipo non sono riducibili alla mera “tenuta contabile” e coinvolgono, invece, vere strategie amministrative, dovendosi riferire e verificare esclusivamente sulla volontą degli Amministratori e non sulla correttezza ragioneristica dei Gestori.

 

 

3. Qualche fattispecie di cronaca

In via del tutto esemplificativa (e perciė parziale ed incompleta, ma sufficientemente evocativa per la presente utilitą) si propone di seguito una serie di condotte – tratte o traibili dalla cronaca quasi quotidiana – adatte a costituire evidenti elementi piĚ o meno tipici di infedeltą politica extracontabile, quando non anche veri e propri Reati in campo civile che Gestori e/o Delegati di Enti ed attivitą possano realizzare.

 

- Condotta semplice, ma efficacissima, Ź quella che prevede una vera e propria “Provvigione” al Gestore di attivitą con largo consumo di materiali, soprattutto alimentari (e sanitari), sul volume d’acquisto delle merci e dei servizi dell’Ente o attivitą in oggetto: una provvigione del tutto simile a quella comunemente prevista per un “commerciale” della Ditta venditrice o per un libero agente di rappresentanza. Provvigione che puė avere carattere monetario oppure in benefits materiali di vario genere (viaggi, omaggi, sconti…). Giuridicamente si delinea l’indebito arricchimento del Gestore, senza che l’Ente come tale ne abbia evidente nocumento, nocumento che tuttavia potrebbe invece delinearsi nel caso (vedi Parmalat) in cui il Fornitore in sede di accordo contrattuale fosse stato disponibile a rimborsare uno “sconto” a fine anno all’Ente stesso, riducendone cosď i costi di gestione; in questo caso si dovrebbe parlare di frode.

- Nelle stesse situazioni di largo utilizzo di materiali, non difficilmente i consumi reali (e realistici) risultano anche sensibilmente inferiori a quelli calcolati per via statistica in sede contrattuale coi vari Fornitori, generando evidenti sprechi di materiale; non di meno si Ź assistito spesso ad accordi tra Gestore di parte committente e Fornitore orchestrati in modo che l’Ente paghi le forniture secondo i numeri ufficiali ed i parametri standardizzati senza dare nell’occhio a livello contabile, di fatto perė il realmente fornito risulta essere sensibilmente minore, rendendo cosď possibile una ricommercializzazione dei materiali eccedenti, sia in accordo tra Gestore e Fornitore, sia autonomamente da parte del Gestore stesso. In questo caso di profila la truffa.

- All’interno di strutture operative cui facciano capo un certo numero di dipendenti (tecnicamente almeno una ventina) potrebbe accadere che un religioso con l’Ufficio di Economo o Gestore dell’attivitą, dotato di opportune Deleghe piĚ o meno ampie, assuma anche se stesso come dipendente dell’Ente, eventualmente con un orario part-time minimo che non risalti immediatamente in contabilitą generale e Bilancio, intendendo in tal modo cautelarsi nei confronti di un prevedibile non gradito cambio di Ufficio all’interno dell’IVC; in tale eventualitą, infatti, potrebbe esercitare pressioni sull’Ente minacciando di far Causa per illegittimo Licenziamento pretendendo ingenti somme quale indennizzo per il danno subito. Per quanto tale posizione lavorativa, poco piĚ che formale, possa rilevare in caso di Revisione contabile, si potrebbe sempre addurre la motivazione che si sia ritenuto utile procedere in tal modo per poter godere delle coperture previdenziali, p.es., in caso di infortunio sul lavoro (falso ideologico).

- In caso di interventi di manutenzione straordinaria (restauri, messa a Norma di impiantistica, ecc.) o di ampliamenti, o nuove costruzioni, coinvolgenti il campo edile Ź di ordinaria frequenza la totale incorrispondenza tra i costi preventivati e quelli finali realmente sostenuti, con evidente avvantaggiamento di costruttori e progettisti e danno sostanziale dell’Ente committente che si trova a dover spendere quanto non aveva deliberato. In questi casi non Ź infrequente che vengano richiesti a varie Aziende preventivi di costo sulla base di stringenti Capitolati per l’esecuzione dei lavori, spesso sulla falsariga (e secondo le logiche) delle Procedura di Appalto in campo pubblico. Assegnati i lavori al proponente l’offerta piĚ vantaggiosa, al loro termine – o anche in itinere – possono evidenziarsi ulteriori necessitą (o anche “opportunitą”) di vario genere, connesse soprattutto ai dovuti Collaudi per l’ottenimento delle necessarie Autorizzazioni amministrative a condurre le attivitą dell’Ente che richiedano ulteriori interventi, questa volta perė, fuori Capitolato, poiché formalmente solo integrativi, inducendo aumenti macroscopici dei costi finali dell’opera soprattutto per il fatto che tali lavori vengono realizzati in c.d. economia (cioŹ pagati ad ore e non a corpo com’era, invece, per il Contratto iniziale). La posizione del Delegato speciale in queste situazioni puė assumere varie configurazioni: dal danno colposo (dovuto a imperizia) nel commissionare le opere o nell’autorizzarne bonariamente l’incremento (senza consenso da parte degli Amministratori), fino al dolo dell’accordo coi fornitori (eventualmente gią concertato ab origine) per trarre vantaggio anch’esso dai maggiori – difficilmente quantificabili – costi dell’opera.

 

 

4. Concludendo

Ha scritto recentemente Sabino Cassese circa la “settorialitą” del Diritto amministrativo, ovviamente statuale, nella sua prospettiva.

Nulla cambia realmente, perė, in ambito canonico, poiché risalta ormai in modo palese l’impossibilitą di (continuare a) ridurre il Diritto amministrativo della Chiesa a: 1) soddisfare le richieste di mera applicazione del principio di (stretta) legalitą da parte dei fedeli verso le Autoritą ecclesiastiche, oppure 2) richiedere spasmodicamente “giustizia amministrativa” nei rapporti istituzionali, oppure ancora 3) reclamare soddisfazione per il danno procurato – di principio – dalla “Amministrazione”, a cui la dottrina continua a volersi abbarbicare.

Un realistico riconoscimento della complessa settorialitą della materia permetterebbe invece di rispondere con maggiore adeguatezza alle reali esigenze di una pratica induttiva del Diritto amministrativo canonico (orientato alla necessitą di risolvere i “problemi” connessi ad un efficace esercizio del governo) anziché deduttiva (guidata dall’esito di un ambďto Decreto definitivo della Segnatura Apostolica che condanni l’Autoritą ecclesiale a starsene quieta nel proprio ufficio).

Le problematiche – tecniche – qui sommariamente illustrate a livello di vigilanza e controllo della Gestione di Enti e loro attivitą sembrano sollecitare ulteriormente ad affrontare le fatiche di questa “disciplina” che esca finalmente dalle palestre e palazzetti del suo esercizio tradizionale, per cimentarsi nel pentatlon della vita reale.

Un’adeguata concezione del Diritto amministrativo (canonico) permetterebbe inoltre di assumere consapevolezza del perché e come il Controllo di Gestione economica e patrimoniale debba delinearsi in modo diverso da altri modi di effettuare la vigilanza, visto che una Revisione – o Certificazione – contabile cosa Ź ben differente dalla “visita canonica” a qualsiasi altra “attivitą” ecclesiale.



in: MONITOR ECCLESISTICUS, n.s. CXXXII (2017), n. 1, 219-236.