Sommario: 1. Diritto e
significati esistenziali. 2. Diritto, persone, accoglienza.
3. Persone, accoglienza e riforme nella Chiesa.
1.1 Diritto, funzionalitˆ e significati
Un approccio proficuo al tema del Diritto come peculiare forma e modalitˆ di accoglienza delle persone potrebbe derivare dal considerare il Diritto stesso a partire prima di tutto dalla sua componente di significato rispetto alla realtˆ sociale di cui ogni Legislazione (in quanto ÒfissazioneÓ del Diritto) � espressione nel tempo e nello spazio. La questione apre ampi orizzonti di riflessione e comprensione del Diritto nel suo essere – prima di tutto ed essenzialmente – un ÒfattoÓ che ÔavvieneÕ nella vita sociale umana: il crearsi spontaneo di relazioni socialmente riconoscibili, rilevanti e sanzionabili, allÕinterno dei differenti contesti esistenziali non-primari (cio� sociali, anzichŽ inter-personali soltanto) in cui le persone convergono in unum, sebbene non uti singul¾. é la prospettiva ÒordinamentaleÓ che vede il Diritto come articolarsi spontaneo della societˆ Çche si auto-ordina osservando collettivamente le regole liberamente poste in essereÈ. Se, infatti, Çla societˆ non si concreta in una incomposta, perenne rissa, ci˜ lo si deve soprattutto alla funzione ordinativa del DirittoÈ, come ha ben illustrato nel tempo Paolo Grossi. Basti questo semplice rimando alla c.d. Teoria ordinamentale per motivare il riferimento – condiviso – al Diritto come grammatica/sintassi della vita sociale; riferimento pienamente accoglibile anche a livello canonistico. Porre, tuttavia, lÕattenzione non sulla societˆ come tale (nella sua ÒsingolaritˆÓ), ma sulle persone che la costituiscono (nella loro pluralitˆ), rende necessario attivare ulteriori punti di vista ed approcci la cui irrinunciabilitˆ si manifesta tanto pi� radicalmente quanto maggiormente i ÒcostituentiÓ (e non semplici ÒmembriÓ) della societˆ non siano gli ÒindividuiÓ (sempre ÒsingoliÓ) della Modernitˆ e post-Modernitˆ, ma – esattamente – quelle ÒpersoneÓ (sempre ÒpluraliÓ) che il miglior Personalismo del Novecento ha insegnato a non accostare pi� in termini di Òsubstanti¾ individu¾Ó (secondo la definizione ÔclassicaÕ di Severino Boezio) ma di Òsoggetti relazionaliÓ. é in questa bipolaritˆ (societˆ vs. persone, individui vs. soggetti) che si colloca la necessitˆ di pensare oggi il Diritto non dal punto di vista della dinamica societˆ-individui, ma della dinamica persone-soggetti. Due approcci non contrapponibili di principio o reciprocamente escludenti, visto che si tratta – invece – di differenti Òordini di grandezzeÓ (unitarietˆ del macro vs. molteplicitˆ del micro), come quando si approccia il biologico rispetto al molecolare e viceversa. Si tratta, in altri termini, di riconoscere che una concezione meramente funzionale del Diritto lo rende inadatto – questo s“, di principio! – ad affrontare e gestire direttamente i ÒsignificatiÓ delle condotte e dei comportamenti che le persone realizzano in societate (sia civile che ecclesiale). é il tema della ÒqualificazioneÓ delle condotte umane: qualificazione che, seppure nella progressiva espansione della portata ÒgiuridicaÓ del rilievo attribuito ai comportamenti umani nelle societˆ occidentali, in realtˆ costituisce soltanto una delle molte possibili qualificazioni che si possono attribuire a ci˜ che gli uomini fanno/realizzano nel loro vivere (accanto allÕeconomica, affettiva, spirituale, religiosa, ecc.). Questo modo di vedere le cose non impone alcuna vera novitˆ rispetto alle consapevolezze, non soltanto logico-formali, generalmente conosciute come ÒTeoremi dÕincompletezzaÓ (di Gšdel e Tarski), secondo i quali nessun ÒsistemaÓ (Ordinamento o sintassi, si potrebbe dire nel presente contesto) � in grado di contenere ed esprimere soltanto le potenzialitˆ dipendenti dai propri assiomi, ma deve riferirsi ad un Òmeta-sistemaÓ ulteriore (pi� profondo o superiore, a seconda dei punti di vista) che ÒspieghiÓ in qualche modo – o renda possibile – anche ci˜ che entro lo stesso sistema avviene di fatto, pur nella sua immediata indeducibilitˆ, come accade per i valori rispetto alle Norme.ÇIl secondo Teorema di incompletezza nella formulazione di A. Tarski indica con chiarezza che ciascun elemento referenziante (ÒlinguaggioÓ per Tarski) non � in realtˆ autonomo e ÔfinaleÕ ma fa comunque referenza ad – almeno – un meta-elemento/linguaggio di livello ulteriore (= meta) da cui riceve una parte dei propri elementi fondativi: proprio quelli che le dinamiche linguistiche, concettuali e sintattiche ÔinterneÕ a ciascun paradigma non permettono di ÔgenerareÕ autonomamente. Ci˜ che accade di fatto [a] allÕambito giuridico generale nel suo necessario meta-referenziarsi a quello assiologico (morale e/o etico) e/o politico ed anche [b] allÕambito canonico nel meta-referenziarsi ad una piuttosto che ad altre Ecclesiologie o Soteriologie o Teologie sacramentarieÉ o anche soltanto concrete condizioni socio-politico-pastorali, come fu la Christianitas medioevaleÈ.
La presa di coscienza dellÕimportanza costitutiva dei significati del comportarsi umano � irrinunciabile se non si vuole cadere ancora una volta vittime degli stessi princ“pi (kantiani/hegeliani) da cui origin˜ il c.d. Stato etico: realtˆ ancora pienamente vitale nei propri presupposti monistici, per i quali il significato coincide con la (mera) funzione, sebbene il ÒversoÓ della relazione Stato-sudditi/cittadini appaia invertito rispetto a centÕanni fa (bottom-up, oggi, rispetto al top-down di allora) senza per˜ che ci˜ costituisca un reale problema, vista la circolaritˆ delle dinamiche comportamentali a livello socio-culturale (cos“, infatti, funzionano i mores). Non di meno: � sotto gli occhi di tutti lÕodierna dinamica, ormai pienamente efficace, attraverso la quale gli interessi individuali (di solo qualcuno) diventano Legge strutturante la societˆ stessa (cio�: le persone tutte) finendo per imporre una sintassi priva di qualsiasi semantica, nella quale il ÒprocedimentoÓ (= process) dallÕoriginariamente ÒdovutoÓ (= due) � ormai diventato semplicemente ÒcorrettoÓ (= correct) in quanto impossibilitato ad esercitare qualunque discernimento (= discrimination) tra i diversi elementi/soggetti in gioco. La dinamica � ormai tale per cui un interesse divenuto oggetto di tutela ordinamentale (a volte addirittura ultra-statale) funziona come un sostanziale diritto per il suo portatore, tramutandosi per il resto della societˆ in uno strutturale dovere di garantirlo. Un esito inevitabile se e quando il referente primario delle condotte sia la societˆ nel suo insieme e non le persone nella loro complessa identitˆ e relazionalitˆ; quando, cio�, la comportamentalitˆ sociale sia retta dalle funzionalitˆ anzichŽ dai significati, riducendo Diritto, Morale ed Etica a (pi� o meno) semplici algoritmi di formalizzazione comportamentale. Algoritmi costruiti e funzionanti su ÒsegniÓ (= le variabili) e funzioni (= le dinamiche) anzichŽ su ÒsignificatiÓ, comÕ� invece – o dovrebbe essere – per la vita delle persone.1.2 Persone e significati comportamentali
In questa prospettiva assume tutto il proprio rilievo il riferimento non allÕindividuo come tale (= uno e ciascuno) ma alle persone nella loro pluralitˆ: la significazione giuridica, infatti, � attivitˆ fortemente ÒcomunitariaÓ (o ÒsocialeÓ che dir si voglia) cosicchŽ il Diritto trova nellÕapertura di per sŽ indifferenziata ed universale (= accoglienza) il proprio dinamismo pi� profondo, la propria finalitˆ, il proprio scopo esplicito e strutturale. Questo, per˜, rende impossibile il ragionamento giuridico in termini ÒindividualiÓ (un vero non sens, una contraddizione in termini) anche se e quando si facesse uso – dissimulato/ideologico – del termine ÒpersonaÓ, inteso tuttavia uti singula e, quindi, contro la sua stessa identitˆ/natura. Per il Diritto, infatti, non importa chi di volta in volta fruisca delle sue espressioni, anche in modo individualistuico e contrappositorio, esso rimane strutturalmente plurale: mezzo e strumento per tutti e aperto a tutti. La dinamica giuridica, dÕaltra parte, � chiara: finchŽ determinate circostanze e condotte rimangono al di sotto del socialmente percettibile (e tollerabile), la loro gestione avviene ai livelli di maggiore prossimitˆ, entro i confini dellÕinter-personale (= lÕincontro/rapporto io-tu). Soltanto quando i numeri crescono impedendo allÕinter-personalitˆ di ammortizzare ed integrare ci˜ che non ha pi� nŽ le fattezze nŽ le dimensioni di un plausibile ÒtuÓ, sebbene anche solo ÒformaleÓ, si attivano le dinamiche della terzietˆ e pluralitˆ (o terzietˆ sociale) da cui prima o poi sgorgherˆ (nuovo) DirittoÉ per tutti. LÕevoluzione dello Ius civile (romano) � paradigmatica in questo: da Diritto riservato a qualche migliaio di persone soltanto (= i cives Urbis: lo Ius Quiritum) a Diritto dellÕImpero romano come tale; da privilegio di pochi a status di tutti (Editto di Caracalla: 212 d.C.). La questione dei significati condivisi allÕinterno del gruppo sociale di riferimento (societas o communitas, che dir si voglia) � di massimo interesse e portata soprattutto per il Diritto canonico, come ben evidenziano le vicende della Chiesa antica che tanto peso avranno sui princ“pi e le logiche profonde del successivo Diritto canonico in riferimento al nascere stesso del Diritto della Chiesa: un conto � il singolo peccatore, o lapso, o scismaticoÉ un conto diverso sono decine o centinaia di persone che, per i motivi pi� diversi, vengano a trovarsi in quel genere di circostanze. Se col singolo si possono utilizzare ÔrimediÕ ad hominem (comÕ�, ad ogni buon effetto, la Dispensa), con le moltitudini occorre ÒsignificareÓ, capire – cio� – e fissare di cosa si tratti davvero, poichŽ i significati non condivisi creano conflitto e scontro, anzichŽ incontro e pace. Gli esiti della crisi donatista del IV-V sec. furono chiari in merito, risolvendosi in una sostanziale accoglienza, seppure ÔmodulataÕ, degli aderenti allÕoriginario scisma. 2. Diritto, persone, accoglienza LÕattuale dinamica bottom-up (= dal basso verso lÕalto) della giuridicitˆ occidentale (v. supra) ha spostato in modo deciso la funzione semantica della comportamentalitˆ sociale dallÕAutoritˆ (antica e rinascimentale: aristocrazia) alla collettivitˆ degli individui (= democrazia), finendo per capovolgere lÕaspirazione illuministica di non vivere pi� Òsotto gli uominiÓ (volubili, capricciosi ed egoisti) ma Òsotto le LeggiÓ, giuste, stabili e ÒugualiÓ per tutti. Di fatto il Novecento, con le due guerre mondiali che hanno straziato lÕEuropa, ha superato senza esitazioni tali presupposti abbandonando quasi di principio sia il costituzionalismo rivoluzionario (Stati Uniti dÕAmerica e Francia) sia quello concessorio (le c.d. Constitutions octroyŽes ), che le codificazioni ottocentesche (sia napoleoniche che razionaliste dÕambito germanico), per conferire al Diritto oggi vigente caratteristiche sostanzialmente contrarie a quello che lo ha preceduto, seppure mantenendone ancora il vocabolario sostanziale (sic!). Due paiono le prospettive di maggior rilievo per la riflessione scaturita dalla Giornata canonistica: 1) le Costituzioni europee post belliche si presentano come letture integranti ed accoglienti della realtˆ sociale; 2) lÕattuale Diritto si presenta sempre pi� soft rispetto alla rigiditˆ sia del modello napoleonico, sia di quello restauratorio.
2.1 Le nuove Costituzioni europee
Per quanto riguarda le Leggi fondamentali europee post-belliche, pare utile sottolineare – in questa sede – soltanto la radicale differenza tra le Costituzioni ÒprodotteÓ in tali circostanze e quelle vigenti, invece, allÕinizio dei due conflitti mondiali del XX secolo: Costituzioni di ÒrotturaÓ quelle ottocentesche (sia rivoluzionarie che restauratorie), Costituzioni di ÒunificazioneÓ sociale quelle post-belliche. Mentre, infatti, Rivoluzione e Restaurazione assunsero chiari indirizzi ideologici di sconfessione del passato, attraverso lÕintervento di ÒAutoritˆÓ forti ed alternative che dallÕalto imposero alle diverse societˆ politiche il cambio di passo, i due dopoguerra nelle Nazioni distrutte dal conflitto da esse stesse innescato e perduto, hanno assunto altrettanto chiari indirizzi – questa volta pratici – di riunificazione dal basso delle forze sociali e politiche superstiti (in fondo: proprio le persone). La forte cooperazione che nelle varie situazioni si � realizzata tra il blocco politico/ideologico social-comunista, quello cristiano e quello liberale, nel dar vita sia alle Assemblee Costituenti che alle nuove Leggi fondamentali degli Stati che volevano risorgere dalle macerie dei conflitti, appare di tutta evidenza; cos“ come di tutta evidenza risultano gli autentici ÒcompromessiÓ di volta in volta raggiunti nelle varie materie, pur di conseguire lo scopo di ciascuno e di tutti, insieme. Non soltanto questo, tuttavia, ma anche lÕespressa volontˆ, soprattutto nella seconda metˆ del Novecento, di creare Costituzioni strutturalmente ÒaperteÓ, orientate non pi� dal ÔnumeÕ del Popolo-Nazione (unito e unitario), ma da quello del c.d. ÒStato di DirittoÓ, sebbene secondo significati differenti rispetto a quelli attribuiti alla stessa formula durante lÕOttocento. I due fenomeni costituzionali hanno cos“ dato corpo in modi differenti alla natura e portata ideale e progettuale che caratterizza tal genere di Norme nella loro intrinseca programmaticitˆ, spesso lontana dalle soluzioni pratiche (affidate alla Legislazione ordinaria) sebbene radicalmente orientativa: come ben evidenziano le codificazioni ottocentesche. Non si pu˜ tuttavia non osservare che, a differenza degli eventi che allÕinterno degli Stati ottocenteschi opposero differenti visioni socio-politiche, generando ad intra vincitori e vinti, le situazioni post-belliche raccolsero ed unificarono gli sforzi comuni di intere societˆ sconfitteÉ nella propria consistenza interna pi� che da parte delle Potenze vincitrici. Ci si trov˜, cio�, a gestire non lÕinsorgere di qualcuno, ma il risorgere di tutti, dando corpo ad una tensione sovra-individuale e collaborativa che nŽ gli stati sociali dellÕanciŽn Regime, nŽ le classi sociali emergenti nellÕOttocento, avevano conosciuto in precedenza. Tutti, con tutti, per tutti, guidati da alcuni princ“pi ÔsovraniÕ: dignitˆ e coscienza individuali, non discriminazione, non violenza; ci˜ che le precedenti dittature (ermeneutico-sintattiche anzichŽ semantiche) avevano, invece, sistematicamente disatteso. Si permetta, da questo punto di vista, di evidenziare lÕirriducibile differenza che corre tra lÕinsieme dei ciasc-uno (ogn-uno) e lÕunitarietˆ dei tutti: tra gli individui che si sommano e le persone che si relazionano. Il Diritto che nasce dai primi serve a tenere ben distinte le attribuzioni di ciascuno mantenendo la quiete dellÕunicuique suum (delle Costituzioni moderne); quello che nasce dalle seconde, invece, serve a creare spazi aperti di espressione e di crescita costruendo la pace del commune bonum (delle Costituzioni post-moderne). La portata radicale di una tale cambio di prospettiva sarebbe maggiormente percepibile se il termine ÒpersonaÓ potesse assumere le caratteristiche logico-grammaticali dei c.d. pluralia tantum: parole in forma singolare ma il cui significato � intrinsecamente pluraleÉ cosicchŽ una ÒflottaÓ composta da una sola nave o un ÒgreggeÓ con una sola pecora non possano ottenere alcun riconoscimento: nŽ semantico, nŽ – a maggior ragione – ontologico. In tal modo verrebbe ÔsanataÕ anche lÕaporia dellÕuso individualistico del termine ÒpersonaÓ, oggi – purtroppo – prevalente (v. supra).
2.2 La soft Law come carattere tendenziale del Diritto attuale
In diretta continuitˆ con le tendenze costituzionalistiche novecentesche, si parla sempre pi� spesso, oggi, di ÒDiritto miteÓ (= soft Law), dopo che nel XIX sec., a suon di Legislazioni ÒesclusiveÓ (ed escludenti), si era letteralmente ÒimpostaÓ una nuova struttura giuridica al mondo e alla cultura e civiltˆ c.d. occidentali. LÕOttocento giuridico europeo continentale, infatti, fu segnato, e come scandito, dalla promulgazione dei Codici, sia politici (quelli napoleonici) che tecnici (quelli germanici), che avevano assorbito e spesso sostituito completamente la cultura e prassi giuridiche attive da secoli in Europa. In pochi decenni il Diritto (frammentario, localistico e ÒpersonaleÓ) delle Comunitˆ intermedie e delle pi� svariate articolazioni territoriali e sociali strutturatesi dal Medio Evo al Rinascimento fu sistematicamente rimpiazzato da un Diritto unico, formale e compatto: un Diritto ÒforteÓ, kantianamente imperativo (si affermerˆ poi: Òkeine Imperativ ohne ImperatorÓ), imposto dalla volontˆ politica di una rinnovata reductio ad unitatem degli spazi operativi ed imprenditoriali generali, per tessere una nuova ÒreteÓ entro cui racchiudere con certezza ed efficacia aspirazioni, finalitˆ e – pi� ancora – interessi degli individui (borghesi), ormai stanchi di dover condividere con ÔtroppeÕ comunitˆ socio-esistenziali le risorse di cui ÒciascunoÓ era o si riteneva legittimo disponente. Ne era nato un Diritto, posto dallo Stato (= Diritto di Stato) e da esso ultimamente garantito, uguale per tutti, che ÔliberavaÕ ciascun individuo, mettendolo nella condizione dÕintraprendere da sŽ e per sŽ soltanto, non solo massimizzando il proprio utile/interesse ma – molto di pi� – svincolandolo legittimamente, secondo la nuova Etica della ÒlegalitˆÓ, da ogni limitazione individualisticamente ingiustificata. LÕattenzione ossessiva posta alla proprietˆ privata e lÕassunzione del Matrimonio come mero contratto civilistico di Diritto privato espresse dal Code civil napoleonico sono la rappresentazione pi� emblematica del nuovo corso cos“ intrapreso. Positivismo, normativismo, legalismo, divennero ben presto gli strumenti (inadatti) di quel modello di giuridicitˆ, tanto ÔpuraÕ quanto irrealistica, ma soprattutto ormai insopportabile per le masse di non possidenti (divenuti nel frattempo, tutti, elettori ed elettrici), sempre pi� vessate dal ÒpubblicoÓ, nonostante le amplissime garanzie – teoricamente – concesse al ÒprivatoÓ. Lungo il XX sec., la concreta impossibilitˆ di eliminare, ormai, lo Stato con la sua pervasivitˆ nella vita concreta dei cittadini (divenuta sempre pi� pubblica) sollecit˜ una differente significazione della giuridicitˆ, trasformando progressivamente lo ÒStato di DirittoÓ in ÒStato dei dirittiÓÉ facendo dello Stato stesso non pi� la (hegeliana) sorgente dellÕunico Diritto (come sistema/sintassi), ma il garante dei molti diritti individuali, tanto pi� a rischio quanto pi� reciprocamente contraddittori ed insindacabili. Motore del nuovo corso – giunto a regime nelle ultime decadi del secolo passato – � stata, senza ragionevoli dubbi, la profonda sfiducia ed avversione via via maturata nelle popolazioni (= le persone), soprattutto occidentali, verso le concentrazioni dÕautoritˆ (politica) che avevano permesso al ÒsoggettoÓ Stato come tale di avere ÒproprieÓ ragioni ed interessi tali da giustificare lÕinnesco di guerre di amplissima portata, totalmente estranee alla volontˆ dei cittadini (ancora: le persone) ma da essi pagate a caro prezzo soprattutto in termini di violenza subita e negazione di dignitˆ. LÕepoca delle Dichiarazioni ÒuniversaliÓ dei diritti ha costituito una indubitabile soglia di questa nuova percezione e concezione del Diritto, giungendo ad imporre allo Stato (ancora teoricamente Òsuperiorem non recognoscensÓ) veri e propri Giudici che – a latere(!) – ne controllano il concreto esercizio del potere, costringendolo a modellarsi secondo le progressive ed incrementali richieste dei cittadini. LÕattivitˆ della ÒCorte europea per i diritti dellÕuomoÓ � di tutta evidenza da questo punto di vista. Questo, per˜, ha radicalmente mutato gli schemi della dinamica Stato-cittadini, attivando atteggiamenti sempre meno imperativi, passando progressivamente dallÕautoritˆ allÕautorevolezza, dallÕimposizione alla proposta, preferendo orientare che non costringere, indirizzare piuttosto che reprimere. In questo contesto lÕavventura ÒcomunitariaÓ europea (coinvolgendo pur a diverso titolo 27 Paesi) costituisce ad oggi uno degli orizzonti pi� tipici di significazione del Diritto, indirizzandone anche la comprensione e lÕesperienza. Di peculiare importanza a questo proposito risulta la constatazione che la strutturante – ottocentesca – hard Law intra-statuale (in primis: Costituzioni e codificazioni) in realtˆ obbedisce ormai completamente alla soft Law di Trattati e Convenzioni supra-statualiÉ oltre ad essere concretamente ÒgiudicataÓ in base a tali Disposizioni, fino a dover rendere conto di sŽ innanzi alle Istanze dei cittadini (e non), spesso maggiormente incidenti sulle Legislazioni nazionali che non gli stessi Parlamenti. Tra le conseguenze di maggior rilievo per la tematica Òpersone, accoglienza e DirittoÓ non si pu˜ ignorare, a questo punto dellÕevoluzione giuridica occidentale, la quasi completa irrilevanza ormai assunta dal concetto di cittadinanza e dai diritti ad essa connessi (rimasti quasi soltanto – e spesso parzialmente – quelli c.d. politici) mentre tutto ci˜ che riguarda il soggetto (individuo o persona o essere umano, che siaÉ) gli viene riconosciuto in modo ormai ÒtrascendentaleÓ: a priori, comunque; come ben rilevabile (al di lˆ di qualunque valutazione politica) dalle vicende di questi anni riguardanti i c.d. migranti che raggiungono lÕEuropa attraverso il Mar Mediterraneo. 3. Persone, accoglienza e riforme giuridiche nella Chiesa Le presenti considerazioni non possono chiudersi, per il canonista, senza dedicare qualche riflessione al tema delle ÒriformeÓ (giuridiche), comunque giˆ in corso nella vita ecclesiale, al di lˆ del loro impatto formale dal punto di vista delle Istituzioni come tali. Anche questo, dÕaltra parte, evidenzia e concretizza quel divenire del Diritto su cui si � ripetutamente posto lÕaccento proprio a partire dalle persone e dalla loro accoglienza. Basta un colpo dÕocchio, anche furtivo, per rendersene conto: dal punto di vista formale i due m.p. di ridefinizione del Processo di nullitˆ matrimoniale hanno cambiato soltanto la Procedura giudiziale. Non si pu˜ tuttavia ignorare che con la caduta della doppia Sentenza conforme (cfr. Can. 1682 ¤1 CIC-2015 vs. Can: 1684 ¤1 CIC-1983) venga di fatto condizionata in modo sensibile non solo la Procedura giudiziale ma anche la stessa struttura materiale dei Tribunali canonici, rimanendo fortemente ridimensionata lÕattivitˆ della maggior parte dei Tribunali di Appello e, in buona parte dei casi, la stessa necessitˆ di rivolgersi alla Rota Romana per lÕeventuale terza Istanza, visto che non si deve pi� procedere dÕUfficio ad una seconda valutazione della Causa di nullitˆ (cfr. Can. 1682 ¤1 CIC-1983) ma soltanto allÕeventuale Appello volontario della parte che si sentisse gravata dallÕesito della Sentenza di prima Istanza. Non di meno (dal punto di vista dei significati): questo forte ridimensionamento dei Òlivelli superioriÓ della giudizialitˆ ecclesiale sollecita la creazione e funzionalitˆ di nuovi Òlivelli inferioriÓ destinati proprio ed espressamente allÕaccoglienza di quelle che da tempo non sono pi� Òsituazioni eccezionaliÓ ma necessitˆ diffuse, delle quali il m.p. Mitis Iudex ha inteso farsi carico attraverso i princ“pi di celeritˆ e prossimitˆ che ne costituiscono la ratio sostanziale. Nella medesima ottica si pone lÕespressa attenzione che il ÔnuovoÕ Diritto processuale matrimoniale dedica alla fase che precede lÕintroduzione della Causa, collocandola espressamente nellÕambito di quella che deve ormai essere concepita – e realizzata – come una vera Pastorale giudiziale integrata. Nulla da eccepire dal punto di vista espressamente giuridico, poichŽ tale nuovo corso conduce fuori dallÕindividualismo privatistico – escludente – ed offre (e chiede) di porsi allÕinterno di uno spazio ÒpubblicoÓ e di relazioni ÒpubblicheÓ che accompagnino la ricostruzione – (se/quando/quanto) possibile – del tessuto comunitario ecclesiale. Una ricostruzione sempre possibile in linea di principio: questo �, infatti, ÒilÓ Diritto. In tal modo la riflessione sÕindirizza verso la chiusura del cerchio a riguardo della questione posta in limine a queste note. Quando, infatti, allÕattivitˆ giuridica (ben pi� ampia del solo Diritto) non venga richiesta principalmente la gestione dei conflitti di attribuzione di cose o condotte ma della loro significazione sociale condivisa, si creano le basi di nuove relazioni e nuove aggregazioni, non pi� appesantite o intralciate da ostacoli spesso meramente fattuali (si ricordi lo scisma donatista, giˆ richiamato), ma orientate ad una maggiore autenticitˆ in cui diventa decisivo il significato condiviso, ben prima delle mere ÒcondotteÓ. Si leggano in questÕottica molti comportamenti di Papa Francesco nelle c.d. periferie ecclesiali: ecumenismo, prima di tutto. Si riapre cos“, anche canonicamente, quellÕampio spazio pienamente giuridico che la Chiesa cattolica aveva tutelato e presidiato per secoli proprio in base ai significati anzichŽ alle Norme (generali e generiche) – spesso assenti –, prima che la reductio ad unitatem della codificazione canonica ÔottocentescaÕ costringesse lÕintera vita ecclesiale ad una (illusoria) navigazione a Òquota periscopicaÓ.