Diritto canonico, anime e persone



Introduco volentieri queste considerazioni con una quasi-battuta che piĚ volte mi Ź capitato di fare.

ť classica la domanda posta al prete: «reverendo, quante anime ha la sua Parrocchia?». Non classica Ź stata sempre la mia risposta: «spero tante quanti i corpi…», con tanto di ‘spiegazione’ al malcapitato: «da cristiano credo nella risurrezione dei corpi, non nella reincarnazione delle anime: in paradiso ogni anima ‘avrą’ il proprio corpo e ciascuno sarą se stesso!».

D’altra parte in Parrocchia mica si vedono le anime, né si ha a che fare con esse: Ź sempre con ‘dei’ corpi che, invece, si entra in contatto ed Ź solo attraverso di essi che, ordinariamente, ci si puė avvicinare anche alle ‘anime’. Cosď, almeno, funziona tutta la questione sacramentale: le anime si raggiungono ‘attraverso’ i corpi, da bagnare, ungere, nutrire, ecc. Salvo, poi, doversi accorgere che, probabilmente, all’anima non ci arrivi quasi mai perché devi incontrare prima la personalitą e poi la psiche e poi la sensibilitą e poi l’emotivitą e poi la biografia, e poi chissą cos’altro… come Ź necessario per la Confessione, il Matrimonio (l’Ordine, la Professione religiosa…).

Non sarebbe piĚ facile incontrare le “persone”? Nella loro unitarietą, nella loro unicitą, nella loro singolaritą, nella loro –spesso poca– unitą (esistenziale)?

ť stato, e rimane, questo vissuto (accentuato dalla pratica del confessionale) ad indirizzare il mio approccio al Diritto canonico quando il rapporto con esso ha cominciato ad andare un po’ oltre la semplice e singola Norma che prescrive cosa e come fare. ť stato, e rimane, questo vissuto a rendere inevitabile l’impatto con quella che da secoli viene presentata ai canonisti come la “suprema lex” della Chiesa: la “salus animarum”. Un impatto che, dopo il Novecento (fenomenologico, esistenzialista, personalista), non puė che essere particolarmente fragoroso e distruttivo.

Cosa c’entrano le anime col Diritto? Per ‘quelle’ non bastano, forse, l’Etica e la Morale? O, forse piĚ propriamente, la spiritualitą? Non sono forse i “corpi” –come sosteneva M. Foucault– ad essere oggetto del Diritto nelle sue varie forme e manifestazioni? Anche in quella ecclesiale?

ť in questa prospettiva che, da quando studio il Diritto canonico soprattutto per insegnarne la “Teologia” [1], il tema della persona mi Ź sempre risultato decisivo, ponendomi innanzi alla scelta ‘epistemologica’ di ‘colui’ al quale rivolgere ed eventualmente riferire il Diritto, anche –e forse ancor piĚ specificamente– della Chiesa e nella Chiesa.

In realtą le possibilitą che il vocabolario giuridico generale offre alla dottrina e Scienza non sono molte: 1) soggetto di diritto, 2) individuo, 3) essere umano, 4) persona.

- Il soggetto di diritto non mi convince in alcun modo per due motivi sostanziali: prima di tutto per il suo riferimento (troppo) costitutivo al “diritto”, che –unico– abiliterebbe la soggettivitą; il semplice ‘soggetto’, poi, potrebbe essere anche una Fondazione o un Ente patrimoniale, il che non mi pare soddisfacente.

- L’individuo non mi soddisfa in alcun modo poiché costituisce l’essenza stessa del Diritto moderno tutto concentrato su spettanze, tutele, pretese, ecc. trasformando in ‘diritti’ qualunque tipo di aspirazione soggettivistica ed utilizzandoli per creare sempre nuove contrapposizioni, seppure spacciate per ‘tutele’.

- L’essere umano (per altro riproposto recentemente in ambito ‘cattolico’ proprio in espressa contrapposizione teoretica alla persona) non riesce ad evitarmi di pensare che, in fondo, il solo attributo di ‘umanitą’ non faccia alcuna reale differenza rispetto all’essere come tale. Chi frequenta il mondo c.d. animalista puė percepire con efficacia l’irrilevanza dell’aggettivo “umano” rispetto a tutti gli altri “esseri” viventi.

- Solo la persona mi pare effettivamente adatta per iniziare, almeno, il discorso ed il ragionamento.

Qui giunti, tuttavia, non si ha ancora a disposizione nulla di significativo poiché il canonista ‘standard’ si rivolgerebbe immediatamente al Can. 96 del Codice di Diritto Canonico, secondo il quale col Battesimo l’uomo “Ź costituito persona nella Chiesa”. Affermazione ‘dogmatica’ di qualche funzionalitą intra-giuridica ma per nulla significativa poiché Ź poi necessario distinguere le “persone” in fisiche (gli umani) e giuridiche… e cosď via, senza ancora la possibilitą di “dire” davvero qualcosa in grado di fare una reale ‘differenza’ ontologica e non puramente funzionale. Tralascio qui la (pseudo-)questione sul ‘cosa’ sia il non battezzato, se si diventa “persone” (solo) col Battesimo.

In veritą alcune linee dottrinali hanno provato a proporre approcci antropologicamente ispirati/orientati limitandosi tuttavia a semplici questioni di principio, spesso solo teologico (Antropologia teologica), senza riuscire a superare la soglia [2]. La cosa Ź di particolare evidenza in tema di Matrimonio, non meno che di Ordinazioni o Professioni religiose, lď dove sono esattamente le “persone” –ognuna e ciascuna– (con la loro personalitą e psiche e sensibilitą ed emotivitą e biografia) che fanno la differenza! [3]

Significativamente, per fortuna (o provvidenza?), dai tempi di Giovanni Paolo II si Ź iniziato a parlare di “Personalismo conciliare” e piĚ recentemente di “Personalismo canonico” [4], fino a giungere alla constatazione del radicale cambio avvenuto col Vaticano II nel mondo giuridico interno alla Chiesa; un radicale cambio dell’oggetto fondamentale di cui il Diritto canonico s’interessa: non piĚ le “res divinae in mundo” ma i “christifideles in Ecclesia”. Non piĚ le cose del mondo (attivitą umane comprese) orientate a Dio e al suo Culto, ma le persone della storia alle quali Dio indirizza la sua Parola e la sua opera di salvezza e santificazione. Tutto il resto Ź solo cornice, imballaggio, formattazione dei clusters in cui collocare ciė che davvero viene ‘eseguito’.

 

Si tratta di un cambio epocale, una vera rivoluzione copernicana, poiché il regolamentato dalla Chiesa non sono piĚ le modalitą di gestione e fruizione di ciė che influirą (poi) sulla salvezza eterna delle (sole) anime, ma le modalitą di approccio esistenziale a ciė che salva le persone gią a partire dalla storia, senza che il terreno o l’ultraterreno costituiscano una soluzione di continuitą della persona stessa. La cosa Ź di tutta evidenza nel nucleo piĚ profondo dell’attivitą ecclesiale: i Sacramenti, che oggi servono per la santificazione dei battezzati, in precedenza servivano per rendere culto a Dio ottenendone –di conseguenza– la salvezza eterna delle anime.

La “persona”, poi, Ź fondamentale per superare –fenomenologicamente– il riduzionismo scolastico delle (sole) “potenze”: intelletto e volontą sulle quali si Ź costruita per secoli (e s’insiste ancor oggi) la dottrina, scienza e giurisprudenza matrimonialistica canonica e vocazionale in genere.

 

Fuori da quest’ottica necessariamente personalista non Ź possibile, dopo il Concilio Vaticano II, accostare correttamente il Diritto della Chiesa per conseguire la sua reale finalitą di supporto e tutela strutturale dell’attivitą costitutiva della Chiesa: annunciare il Vangelo per introdurre ed accompagnare le persone alla vita eterna.


in C. CALTAGIRONE (cur.), Persone, parole, incontri. Itinerari per una filosofia della persona, Milano-Udine, 2021, 162-165.