Per approcciare il volume del prof. Chiti pu˜ essere utile notare che si tratta di un lavoro di ricerca che, come tale, offre allÕautore una libertˆ solitamente non disponibile a chi scriva, invece, con finalitˆ sostanzialmente didattiche o di Teoria generale, come avvenuto per la maggior parte delle pubblicazioni amministrativistiche canoniche, anche recenti, dello stesso Editore. Mentre, infatti, il docente deve rispondere innanzitutto allÕutilitˆ di coloro che vogliono accostare la materia, offrendo loro percorsi strutturati di apprendimento ed utilizzo della Disciplina, il ricercatore � libero di indirizzare il proprio interesse laddove lo porta (anche) il cuore. Questa stessa caratteristica caratterizza anche la platea dei possibili lettori e interlocutori coi quali lÕautore finisce per (dover) confrontarsi: chi vuole apprendere ed utilizzare concetti, tecniche, operativitˆ, oppure chi vuole acquisire nuovi dati e prospettive, oltre a verificare in modo pi� stringente le specifiche tematiche oggetto della ricerca.
Sempre dal punto di vista metodologico si deve pure prendere atto della lodevole scelta, per nulla scontata, di voler contestualizzare il discorso amministrativistico canonico allÕinterno di una prospettiva autenticamente teologica, cos“ da giovarsi anche di una legittimazione di fondo per lÕapproccio proposto. Giustamente, infatti, molte cose possono capirsi solo dal Ôdi dentroÕ. Apprezzabile in merito anche la scelta di riferirsi ad uno dei maggiori ecclesiologi dellÕultimo mezzo secolo, la cui presenza in filigrana � costante, a partire dal titolo stesso del volume, che sceglie di approcciare la Chiesa essenzialmente come ÒComunitˆ comunicativaÓ. Una scelta non scontata dal punto di vista canonistico, sebbene comprensibile, sia per gli evidenti rapporti col prof. Dianich (cfr. S. Dianich, Riforma della Chiesa e Ordinamento canonico, [postfazione di E. Chiti], Bologna, 2008), che per i presupposti fortemente sociologici della prospettiva di fondo che Chiti utilizza, a partire da M. Weber, con riferimenti (non fondativi) ad Apel ed Habermans. In questÕottica presentare la Chiesa cattolica non dal punto di vista dellÕIstituzione governamentale (alla Foucault, per intenderci) ma come comunitˆ loquente e dialogante costituisce non solo unÕassoluta novitˆ rispetto ai paradigmi canonistici dominanti, ma sembrerebbe anche avvicinarsi alle recenti prospettive canonistiche pi� attente alla costitutiva (e costituzionale) missionarietˆ della Chiesa, voluta da Cristo per portare il ÔsuoÕ Annuncio.
Al canonista il volume offre un certo numero di sollecitazioni sia dal punto di vista della documentazione storica e teoretica addotta (spesso sottovalutata in dottrina) sia, maggiormente, per la pregnanza di alcune formulazioni tanto espressive quanto insolite, soprattutto a causa della tendenziale ripetitivitˆ del vocabolario canonistico ÔecclesiasticoÕ che, spesso, non permette di esprimere e far intuire le idee sottostanti.
é cos“ per lÕaffermazione che ÇlÕarchitettura ideale del Diritto amministrativo canonicoÈ si allontana Çdalla disciplina del Òpotere amministrativoÓ intorno alla quale convergono i Diritti amministrativi degli Ordinamenti statali e ultrastataliÈ (p. 212): Çil Diritto amministrativo canonico, infatti, non pu˜ essere inteso [É] nei termini di una specifica declinazione della disciplina del Òpotere amministrativoÓÈ, poichŽ esso
Allo stesso modo vanno apprezzate varie sottolineature e consapevolezze, prima tra tutte quella secondo cui: Çsono i caratteri della missione della Chiesa a determinare le peculiaritˆ del Diritto amministrativo canonicoÈ (p. 16); in tal modo:
Valida si mostra pure, sebbene poi espressamente rifiutata a livello di conclusioni, lÕillustrazione delle componenti ed interazioni storiche del Diritto amministrativo canonico giˆ dal Medioevo, fino al suo miglior riconoscimento giˆ dagli esiti del XVIII secolo, in ÔarmoniaÕ con quanto delineatosi nella seconda Modernitˆ giuridica continentale.
ÇLe attivitˆ dellÕorganizzazione ecclesiastica restano allÕinterno dello schema concettuale della iurisdictio, nel quale le funzioni pubbliche sono indistinte e comunque dominate dal ÔgiudicareÕ. Ci˜ impedisce di individuare nel Diritto canonico dellÕepoca una componente propriamente amministrativa. Il Diritto canonico, anche nei suoi princ“pi e regole che disciplinano lÕattivitˆ delle organizzazioni ecclesiastiche, si presenta come il Diritto di un Ordinamento giuridico essenzialmente giustiziale, non diversamente da quanto avviene per i sistemi giuridici degli Stati europei dellÕepocaÈ (p. 40).
La discontinuitˆ tra le osservazioni fattuali e le conclusioni che si vogliono proporre al termine del cammino di vera Òri-costruzioneÓ dellÕOrdinamento canonico come tale va cercata nel singolare Òpresupposto dal quale muove la ricercaÓ come tale, essendo lÕautore profondamente convinto che:
é questa prospettiva espressamente ÔpoliticaÕ infatti che orienta ed indirizza la maggior parte della trattazione nella chiara – ed espressa – volontˆ di cogliere alla radice dellÕattuale Diritto amministrativo della Chiesa cattolica un esplicito ed unitario Òprogetto politicoÓ da realizzare: esattamente come si ritiene avvenga a livello civilistico.
Proprio a questo proposito, tuttavia, lÕassenso del canonista si fa problematico: innanzi alla definizione di Diritto amministrativo canonico come Òprogetto regolatorioÓ (pp. 16; 51; 218 et passim) destinato a dar corso esecutivo al Concilio Vaticano II. Per lÕautore, infatti, il Diritto amministrativo canonico
Come anticipato: lÕautore � fermamente convinto, imputando per˜ tale idea allÕattuale Scienza del Diritto canonico (sic!), che Çnella riforma conciliare e nella sua traduzione nel nuovo CodiceÈ vada individuato
Il disegno conciliare, insomma, fa emergere, nellÕOrdinamento canonico, una funzione amministrativa. Ma lo sviluppo di tale funzione non è il risultato di una sua graduale differenziazione e autonomizzazione da altre funzioni pubbliche. È il frutto, piuttosto, di un processo di amministrativizzazione delle attivitˆ delle Istituzioni ecclesiastiche. Nel delineare i caratteri della missione della Chiesa, il Concilio Vaticano II ridefinisce in termini amministrativi la maggior parte dei compiti dellÕorganizzazione ecclesiasticaÈ (p. 44).
é questa, tuttavia, una prospettiva che difficilmente potrebbe trovare condivisione da parte del canonista, indipendentemente dallÕindirizzo teoretico e fondazionale seguito. Non pare infatti evitabile la constatazione di trovarsi innanzi non tanto ad una ÒricostruzioneÓ ordinamentale (in chiave ÒfunzionaleÓ), come pi� volte la presenta lÕautore, quanto invece al cospetto di una nuova costruzione ex nihilo, senza precedenti nella Canonistica nŽ reali appoggi nellÕOrdinamento. Quanto delineato, infatti, assomiglia pi� allÕapplicazione di un ÔassiomaÕ autopoietico che ad una ri-costruzione, sia del concreto vissuto ecclesiale, sia della Normativa canonica, sia dei suoi presupposti consapevolmente espressi dallo stesso Vaticano II e dai Òprinc“piÓ che ne hanno (parzialmente) guidato la citata trasfusione normativa nel Codice del 1983. Basti pensare al principio settimo della revisione, dal quale la dottrina canonistica post-conciliare deriva unanimemente la maggior parte del Diritto amministrativo canonico con la sua tutela dei diritti dei fedeli, la distinzione delle funzioni di governo (legislativa, esecutiva e giudiziale), la irrealizzata creazione dei Tribunali amministrativi localiÉ tutto finalizzato allÕesclusione di qualunque possibile arbitrarietˆ nel governo ecclesiale. Ci˜ unitamente alla necessaria separazione tra foro interno e foro esterno (principio secondo) e alla natura ÒgiuridicaÓ (anzichŽ morale) del Codice canonico (principio primo).
Va collocata a questo livello di problematicitˆ strutturale anche la scelta, assolutamente originale, di ÔanalizzareÕ (solo) quattro ambiti della vita e Normativa ecclesiale, ritenuti maggiormente rispondenti al percorso intrapreso: i Sacramenti della Penitenza (cap. sesto) e dellÕEucaristia (cap. settimo), lÕamministrazione dei beni ecclesiastici (cap. ottavo) e lÕevangelizzazione dei non cristiani (cap. nono). Tematiche pressochŽ sconosciute – come tali – alle trattazioni di Diritto amministrativo canonico (eccezion fatta per i beni ecclesiastici). Non meno ÔproprietariaÕ � anche la sostanziale chiave di lettura dei sopraddetti ambiti di vita ecclesiale: la loro ÒcomunicativitˆÓ che si realizza attraverso il dialogo, la sinodalitˆ.
Non per nulla emerge con costanza lungo il testo lÕevidente insoddisfazione per lÕincompiutezza (cfr. p. 71), i ÒvuotiÓ (cfr. p. 109), la frammentarietˆ (cfr. p. 125) e la sostanziale inefficacia del Diritto amministrativo canonico effettivamente in acto rispetto a quello in mente: purtroppo lÕapproccio funzionale e contestuale che lÕautore si propone e professa di utilizzare si trasforma ben presto in un vero slancio idealistico che non riesce a trascinare con sŽ una realtˆ tanto ÔpesanteÕ e ÔlentaÕ qual � la Chiesa cattolica nella sua concreta operativitˆ istituzionale.
Rimane salva la quasi-conclusione del capitolo introduttivo, secondo la quale: ÇNon si tratta tanto di proporre ipotesi compiute, quanto piuttosto di formulare domande di ricerca utili a orientare lÕopera di esplorazione e di ricostruzione dei mutamenti dei Diritti amministrativi dei sistemi occidentali, statali e ultrastataliÈ (p. 15), dai quali lÕautore ha lodevolmente scelto di non escludere quello canonico.